5 brani sottovalutati di Chester Bennington

Salve ragazzi

Come ormai tutti sappiamo, il 20 Luglio è venuto a mancare lo storico frontman della Nu-Metal band Linkin Park, Chester Bennington.
Cominciamo col dire che la sua è stata una vita abbastanza travagliata. In giovane età (dai 7 ai 13 anni) infatti, subì abusi sessuali da un adolescente che decise di non denunciare in quanto anch’esso vittima. Questi abusi se li portò per tutta la vita, raramente ne parlò pubblicamente.
Soffriva di depressione, non riusciva a gestire la pressione elevata dei fan ovunque andasse, e come se non bastasse, in un secondo momento arrivarono nella sua vita anche l’alcol e le droghe, di cui abusò notevolmente tanto da aver rischiato di morire almeno altre due volte. Tutti questi fattori e questa vita non rosea che cercava con la sua voce e con i suoi sorrisi, di mascherare, indebolirono sempre di più la sua mente fino al punto da spingerlo al probabile suicidio (ancora da accertare).

A livello musicale, Bennington riuscì a sfruttare a pieno una delle doti veramente belle che la vita gli aveva donato, ovvero la sua voce.
I suoi primi gruppi furono i “Sean Dowdell and His Friends?” e i “Grey Daze”, per arrivare poi a formare i Linkin Park e ad essere dal 2013 al 2015 parallelamente il frontman degli Stone Temple Pilots, uno dei due gruppi, insieme ai Depeche Mode, che ispirò Chester a cantare.


Vorrei però concentrarmi, come da titolo, ad elencarvi 5 brani dell’intera carriera di Chester che a mio avviso sono stati parecchio sottovalutati e che meritavano più successo.
Siete pronti?


5) Sean Dowdell and His Friends? – Kill the Flies: Beh, trattandosi del primissimo gruppo, più che il brano sottovalutato è proprio sottovalutato il gruppo, che a mio avviso non era affatto male.

 

4) Grey Daze – The Down Syndrome: Qui c’è da divertirsi.
Se vi dicessi che preferivo di gran lunga i Grey Daze ai Linkin Park mi trucidereste? Non lo so, ma una cosa è sicura, ‘Down Syndrome’ è uno di quei brani che quasi nessuno conosce ma che merita molto più di tanti classiconi firmati Linkin Park che invece tutti conoscono.

 

3) Grey Daze – Anything, Anything: La precedente Down Syndrome non è l’unica ad essere stata ampiamente sottovalutata dagli pseudo fan di Chester che non conoscono i Grey Daze.
Anything, Anything è infatti ritenuta da me uno dei migliori brani dell’intera carriera di Bennington, di gran lunga superiore al 65% dei successi trapelati in seguito, dei Linkin Park.

 

2) Linkin Park – Faint: Lasciando i Grey Daze e giungendo ai Linkin Park direi di inserire assolutamente Faint in quanto, anche se non completamente sottovalutata, è senza dubbio uno di quei brani che meritavano di gran lunga più di una ‘In The End’ e che invece ha riscosso nettamente meno di quanto realmente meriti.

1) Linkin Park ft. Daron Malakian – Rebellion: Ed eccoci arrivati alla posizione numero 1.
Non è di certo la più sottovalutata dell’intera carriera di Bennington ma è senza dubbio una delle più sottovalutate della discografia dei Linkin Park, vuoi perché fa parte di ‘Hunting Party’ che è uscito nel 2014 ovvero l’anno in cui stavano cominciando a perdere già una grossa fetta di fan; vuoi perché l’album non ha riscosso molto successo (anche se io l’ho adorato) come ‘Hybrid Theory’ ma questo brano per quanto apprezzato da alcuni fan dei Park, è comunque uno dei pezzi più belli di tutta la loro discografia e contemporaneamente però, uno dei meno cagati.
Che poi dico, c’è anche Malakian, cosa si può volere di più?


Eccoci arrivati alla fine di questo tristissimo articolo, spero vi sia piaciuto e spero che non vi scordiate mai la meravigliosa voce di Chester, una delle migliori del panorama Metal moderno, una voce che ha fatto da colonna sonora a tutti gli anni ’90.

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