Serie TV italiane: Boris, la televisione di qualità è impossibile

boris-logo“Boris fa ridere e riflettere nello stesso tempo. È lo specchio dell’Italia del giorno d’oggi vista attraverso le vicende di uno scalcinato gruppo di lavoratori dello spettacolo. Perché in Italia, purtroppo, c’è una sorta di rassegnazione al brutto ed alle bugie. Non capisco perché questo accada. Il popolo italiano è sempre stato forte, ironico ed intelligente.”

Nel panorama italiano delle serie tv è raro imbattersi in un prodotto di qualità e la cui visione non susciti attacchi apoplettici all’ignaro spettatore.
E’ grazie al Sommo Sollima (Gomorra e Romanzo Criminale) che l’Italia ha conosciuto nella sua recente storia televisiva serie d’alto livello. Ma prima di entrambe un’altra serie, questa di carattere comico, ha segnato in positivo il panorama italiano: Boris.
Prodotta tra il 2007 ed il 2010, narra il dietro le quinte di un set televisivo (quello della serie ‘Gli Occhi del Cuore 2‘) ed i fatti occorsi all’intera troupe televisiva che si occupa delle riprese.

I due personaggi più importanti, tralasciando i personaggi secondari che regalano ad ogni singola occasione un sorriso, sono sicuramente René Ferretti (Francesco Pannofino) e Alessandro (Alessandro Tiberi).
La serie, andata in onda per tre stagioni con un totale 42 episodi, ha rappresentato forse uno dei primi prodotti di effettiva levatura e di impegno per quanto concerne la narrazione.
Boris rappresenta la prima serie italiana che oltre ad intrattenere il proprio pubblico, si concede come tramite per lanciare un messaggio critico e diretto alla stessa struttura di cui fa parte: quella della televisione italiana.

"Il gruppo principale del cast di Boris"

“Il gruppo principale del cast di Boris”

“Questa è merda vecchia. Loro adesso vogliono merda nuova”

Il messaggio contenuto in questa comica e ad una prima vista semplice serie è decisamente più profondo e controverso di quanto si possa pensare. Boris mira ad evidenziare in maniera critica la politica di messa in onda televisiva o la permanenza nel palinsesto delle serie e pur facendolo in maniera comica e non con toni diretti, la cosa non può che balzare all’occhio. La produzione televisiva non vede più come fulcro e punto di partenza la qualità e la creazione di prodotti d’alto livello. Anzi, questo punto fondamentale è stato messo da parte e sacrificato in nome dell’audience e dell’apprezzamento del pubblico, felice di gustarsi la merda.
Ciò che si mira non è l’elevamento del prodotto in quanto tale giovando di conseguenza, a lungo termine, dell’apprezzamento e dell’ampliamento del pubblico, ma piuttosto si cerca il riscontro diretto e numerico degli ascolti. Tutto ciò che realmente conta sono gli ascolti.
La critica è diretta anche alla politica prettamente clericale che ogni serie italiana tende ad avere: basti pensare alla scena che René si trova costretto a modificare per lanciare un messaggio contro l’aborto, contrariamente a quanto la scena in precedenza lasciasse intendere. Come dirà in conclusione di serie uno dei membri del trio degli sceneggiatori: “Il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore.”
Ed è proprio così che le serie italiane vengono costruite: con il tanto amato politically correct che tanto va di moda.

René Ferretti

René Ferretti – Francesco Pannofino

“Questa è l’Italia del futuro: un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte. E’ questo che devi fare tu. Occhi del Cuore sì, ma con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l’aborto, ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine.”

Non è tanto la televisione ad imporsi e plasmare di conseguenza il proprio pubblico, quanto invece lo spettatore a plasmare (seguendo determinati programmi) la televisione ed i palinsesti. Proprio per questo motivo serie come Gomorra o Romanzo Criminale sono rare perle sperdute in un mare di merda nel quale fanno capolino iceberg mediatici quali Don Matteo (in onda dal 2000), Un Passo dal Cielo (2011) o Un Medico in Famiglia (1998).
Certo, non è questa una demonizzazione del dio danaro, dietro al quale ovviamente questi business corrono. Ma è la mancata evoluzione stilistica e qualitativa che dovrebbe seguirne a rendere tediose ed inutili tali produzioni.
C’è poi da aggiungere che se il nostro massimo elemento recitativo nel panorama seriale è Lino Banfi (ora protagonista indiscusso di Un Medico in Famiglia), qualche domanda sulla qualità stessa dei prodotti da noi creati è da porsi.


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Jim LaFleur

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Esistono storie che non esistono.
Offerto da Gropponi, abbigliamento infimo e Amaro Letale, voglio il peggio.
Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio.
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