Dagashi kashi: alla ricerca del dagashi perduto

Il panorama nipponico del fumetto è famoso per essere un gigantesco calderone di tendenze. In esso i generi e le tematiche si mescolano continuamente grazie al gran numero di influenze e sensibilità che incidono su questo medium, prendendo derive inaspettate e, in alcuni casi, geniali. È il caso di Dagashi kashi, manga di Kotoyama edito da Shogakukan a partire dal 2014 e reso celebre a livello mondiale dall’adattamento animato del 2016 a cura dello studio Feel (attualmente al settimo episodio).

Hotaru si rinfresca immergendo i piedi in una piscina gonfiabile.

Cioè. Dài.

Le vicende di Dagashi kashi ruotano intorno al giovane Kokonotsu Shikada, unico figlio del proprietario di un piccolo negozio di snack (dagashi, appunto) nella provincia giapponese. You, il padre di Kokonotsu, vorrebbe fargli ereditare l’attività di famiglia, ma il ragazzo aspira alla carriera di mangaka, e accetta al massimo di badare al negozio quando il padre è in giro a cazzeggiare impegnato in altre commissioni.

Hotaru entra nel negozio di Kokonotsu sfoggiando una posa alla Jojo.

Do you even pose?

La tranquilla quotidianità di Kokonotsu tuttavia viene sconvolta dall’arrivo di Hotaru Shidare, bella e stralunata ragazza di città che, cogliendolo da solo nel negozio, lo sfida in una gara di conoscenza sui dagashi. Al ritorno del padre di Kokonotsu, Hotaru rivela di essere la figlia di un magnate dell’industria dei dagashi e chiede all’uomo (una leggenda del settore) di unirsi alla compagnia Shidare. You accetta volentieri, ma a una condizione: Hotaru dovrà convincere Kokonotsu a succedergli nella gestione del negozio, con ogni mezzo. Comincia quindi una lunga estate durante la quale Hotaru impartirà a Kokonotsu delle apparentemente insensate lezioni circa i dagashi, il loro significato e il loro valore, nonostante l’irriducibile refrattarietà del ragazzo.

Kokonotsu dichiara a gran voce il proprio amore per le tette.

UNO DI NOI! KOKONOTSU UNO DI NOI!

 

 

 

 

Fino a qui, niente di strano: Dagashi kashi si presenta come uno slice of life con tutti i crismi, dai personaggi ordinari alla trama assurda e pressoché inesistente, che funge da pretesto per produrre gag slegate l’una dall’altra. Un buon manga, insomma, ben disegnato, con una love story tenera, buona gestione dei tempi comici e un design accattivante, ma niente di più.

E invece. #einvece

Il fascino di Dagashi kashi sta nella sua capacità di far tornare bambino lo spettatore, e proprio i dagashi fanno da catalizzatore di questo “ritorno all’infanzia”, un po’ come (e qui la sparo grossa) la celebre madeleine che riporta Swann alla sua fanciullezza ne La ricerca del tempo perduto. Il manga, infatti, attinge ad un background socio-culturale comune ad ogni giapponese, creando un processo catartico: i personaggi, Hotaru in particolare, incarnano il lettore bambino, quello che guardava golosamente le lunghe file di dagashi nel negozietto del suo paese.

Hotaru sfoggia una posa da pin-up con tanto di motorino.

Io… io non…

In questo modo, Dagashi kashi permette al suddetto lettore di fare un piccolo salto nel tempo, soddisfacendo (e qui sta la catarsi) l’intimo desiderio di tornare bambini per un po’. È un po’ come se qualcuno cominciasse a parlarci della Nutella nei panini della mamma, delle merendine dei Pokémon comprate compulsivamente per trovare le figurine al loro interno, dei Calippo in riva al mare con gli amici. La reazione sarà sempre la stessa: un sorriso, un cenno con la testa e “Non ce la faccio, troppi ricordi”.

E, badate bene, non mi sto inventando niente: l’autore di Dagashi kashi ha bene in mente questo obiettivo e, come nella migliore tradizione fumettistica, è il protagonista stesso a ragguagliarci del reale significato dell’opera, quindi del suo intento.

Kokonotsu afferma: "Il fatto che tutti condividiamo queste sensazioni e questi ricordi è un'altra vera forza dei dagashi."

“Il fatto che tutti condividiamo queste sensazioni e questi ricordi è un altro dei reali punti di forza  dei dagashi. Tipo, – Hey, anch’io li mangiavo così!”

Tra l’altro vorrei farvi notare che, se Swann la madeleine ce l’aveva davanti, a noi il dagashi lo possono solo raccontare. Ed è incredibile come, nonostante questa evidente limitazione del medium fumettistico, ogni volume di Dagashi kashi riesca effettivamente a far venire fame. Ciò è merito sicuramente dello stile di disegno, molto accurato e accattivante, ma anche e soprattutto dei protagonisti, che riescono a concentrare l’attenzione del lettore sui dagashi al punto da farli diventare effettivamente attraenti.

Hotaru dimostra la propria maestria nell'arte dell'infilzare caramelle gommose, il tutto con uno stile eccelso.

Mangiare delle caramelle gommose non è mai stato così emozionante.

Kokonotsu e Hotaru mostrano shock in un'immagine particolarmente ben curata.

NANI SORE?!

Passando ad altro, Dagashi kashi merita un dieci pieno sia per i disegni sia per il character design, soprattutto quello dei personaggi femminili: Hotaru e Saya (amica di Kokonotsu con una catastrofica cotta per lui) sfoggiano un look originale, gradevole e immediatamente caratterizzante ed entrambe risultano simpatiche all’impronta. E benché sia attualmente in corso una furiosa battaglia internettara per stabilire la supremazia di una di loro, si tratta in realtà di una lotta tra best girls. In questo contesto, bisogna aggiungere che il fanservice è ridotto a dosi accettabili, accompagnate da giochi di parole, che riescono oltretutto a evitare scivoloni verso la volgarità eccessiva.

Hotaru si pulisce dopo che una "bomb ice" le è esplosa in faccia. Ammiccante.

What the fuck am I reading?

In conclusione, Dagashi kashi dimostra di essere un’opera ben pensata e originale, ma che soprattutto riesce nel suo intento: far tornare bambino il fruitore e regalargli una parentesi di spensieratezza. E non è forse questo, il sommo obiettivo di ogni fumetto?

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

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