Dota 2 Reborn: come Valve ha trasformato Dota.

Salve gente, qui Lex con le nuove dal mondo di Dota. L’International è sempre più vicino, ma mentre eravamo qui tutti col fiato sospeso (o almeno, quelli che lo seguono) in attesa dello scontro finale ad Agosto, la Valve ci ha sorpreso con una novità incredibile ed inattesa: Dota 2 Reborn.

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Ma di che si tratta esattamente? Scopriamolo insieme!

Dota 2 Reborn altro non è che il buon vecchio solito Dota 2, ma con un’interfaccia completamente rinnovata. La nuova veste grafica è in linea con quella di SteamOS

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ed il Big Picture Mode di Steam. Inoltre, è più modulare. Un mio personale pensiero ricollega questa scelta all’ormai sempre più prossimo lancio dello SteamBox, la console della Valve. Di questa però ne parlerò in altra sede, probabilmente su Cultura Internet. Dota 2 Reborn, però, non è solo una nuova interfaccia: c’è molto altro. Tanto per cominciare, il nuovissimo motore grafico Source 2.

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Il Source 2 costruisce su quello che era il Source originario ed aggiunge. Ci sarebbe così tanto da dire sul Source 2 che ne verrebbe il post più lungo della mia vita, quindi cercherò di contrarre per il vostro bene, traducendo i punti salienti direttamente dalle note di release. Il nuovo motore è stato pensato per essere più reattivo ai comandi, per supportare senza problemi in contemporanea lo streaming del gioco ed il gioco stesso in una sola istanza. Al contrario del precedente, fa uso di tutti i vantaggi di un OS a 64bit e, grazie al multithreading,  di tutti i Core di cui la vostra CPU dispone. Questa è una differenza che potrete notare immediatamente: anche alzando i setting grafici, ho notato che il gioco scorreva più fluidamente di prima, restituendo più FPS, ma ciò non dipende solo da questo. Il Source 2, rispetto al primo, è pensato per scaricare ancora più lavoro sulla scheda video invece che sul processore, dunque anche con una scheda un po’ datata potrete notare questo miglioramento. Oltre questo, supporta nativamente OpenGL, invece che usare un Wrapper come era prima. Per chi non sa cosa ciò comporti, significa che avrà performance migliori e meno bug su Linux e Mac. Tenete presente che stiamo parlando di un prodotto ancora in Beta e non ancora ottimizzato a dovere, dunque col tempo migliorerà ancora. Sarà ancora più leggero e fluido, restituendo una qualità grafica sempre migliore. Il Source 2 supporterà inoltre Vulkan e D3D 11. Se non sapete di cosa stia parlando, Google è vostro amico. Ci sarebbe tanto altro da dire, ma mi fermerò qui. Al più, lo tratterò nel prossimo post.

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Sì, ci state vedendo benissimo. È Dota 2. Nel deserto. La mappa è esattamente la stessa, ma il suo aspetto è stato radicalmente modificato. No, non sarà questa la mappa standard. Sarà semplicemente una “skin” per la mappa che potete impostare per voi. Voi la vedreste così, facendolo, gli altri la vedrebbero come è sempre stata. Il nuovo motore di Dota 2 permette di modificare l’aspetto della mappa fino a questo livello pur lasciando tutto il gameplay ad essa connesso completamente inalterato grazie ad un nuovo sistema di Tiling.

Questo sistema, inoltre, permette questo:
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Custom Games. Mod. Mod di una mod, per essere precisi, visto che Dota, a sua volta, nasce come mod di Warcraft III. Ci sono tantissime nuove modalità: tutti contro tutti, skillshot wars, mappe con una sola lane, con cinque lane, senza mercanti, senza basi, con più basi, e se non vi basta e sapete smanettare un po’, potete farvi la vostra, aggiungerla al Workshop e giocarci. C’è gente che parla di quella che forse sarebbe l’ironia definitiva: ricreare la campagna di Warcraft III (e magari anche di altri titoli quali Starcraft e Diablo) usando Dota 2. Non solo sarebbe possibile, ma, personalmente, spero davvero che avvenga.


Il Reborn porta con sé tante altre novità: l’interfaccia del team completamente ridisegnata, lo streaming completamente ridisegnato e credetemi: quello nuovo è fenomenale. Dei tutorial infinitamente più utili, col gioco che ti guida passo dopo passo, permettendoti di imparare a giocare come se avessi un amico a guidarti la mano. Il vecchio tutorial già era tra i migliori e più completi che avessi mai visto, quello nuovo è ancora meglio. L’inventario è completamente rivisto, lo shop pure, la mappa è rimasta quella ma è stata rinnovata graficamente e tanto altro ancora.

Potrei chiudere qui ma c’è una chicca che ho voluto lasciare per ultima.
Parlo del montepremi dell’International.

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Tutti i traguardi sono stati raggiunti, e la cifra originariamente preventivata dalla Valve di quindici milioni di dollari è stata sorpassata, e c’è ancora un mese per farla crescere. Il mese più caldo. Il mese dell’attesa del torneo. Questa cifra supera la già incredibile cifra di undici milioni e mezzo raggiunta l’anno scorso, e supera di circa sette volte la cifra del secondo classificato: lo scorso mondiale di League of Legends, con un montepremi di circa due milioni di dollari.
Detto ciò, chiudo.
Avrete altre nuove sul Reborn e sull’International nel mio prossimo post.
Come sempre, GG, e alla prossima!

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