Educazione di una canaglia : le memorie di Edward Bunker

Il periodo estivo è senza ombra di dubbio il momento migliore per godersi letture che in altri mesi dell’anno non si riuscirebbero a digerire, in particolar modo con le biografie: se non si è ben allenati, si ripropongo come la peperonata.Se l’amore per la peperonata va oltre i canonici orari prandiali, proverete un grande amore durante e dopo la lettura delle vicende che Edward Bunker racconta nelle sue memorie “Educazione di una canaglia“. Il titolo originale è “Education of a Felon: A Memoir“: spero conveniate con me sul fatto che bisognerebbe riportare in uso il termine FELLONE.

Chi è Edward Bunker? Lecita domanda per chi ne sentisse parlare per la prima volta.

Nato a Los Angeles nel 1933, sin dall’infanzia manifesta un un forte bisogno di ribellione dovuto al difficile rapporto con i genitori i quali passano a litigare gran parte del loro tempo ignorando le capacità del loro stesso figlio (al test del QI il piccolo Eddie fa segnare 152 punti!).

L’America di Bunker è quella degli anni ’50 e ’60. E’ Los Angeles, è Hollywood (in libertà condizionata finirà per lavorare per il produttore H.B Wallis), è la California con tutte le sue attrattive ed i guai ad ogni angolo della strada.

La storia, raccontata in prima persona, va dall’orfanotrofio dopo la fuga da casa a 5 anni ai suoi giorni trascorsi negli istituti penitenziari di San Quintino e Folsom. E’ una storia di spaccio, truffe, rapine e furti, risse e partite a poker: Bunker ha il primato di essere il più giovane criminale ad essere entrato in un carcere californiano (San Quintino).

Quentin Tarantino gli offrì la parte di Mr Blue perchè suo grande ammiratore e lettore

In uno dei tanti penitenziari che conoscerà, ad un ufficiale che gli fa notare quanto non sembri un duro, Bunker risponderà:

“Non sono un duro, i tipi duri sono sottoterra”

Nei giorni del carcere Bunker si scopre prima lettore e poi scrittore, lasciandosi ispirare dai grandi romanzieri americani ed europei. Dietro le sbarre, riuscendo ad ottenere una macchina da scrivere, creerà i suoi romanzi, ne scriverà sei prima che un editore si accorga di lui.

Così scrive :

  “La scrittura era diventata la mia sola possibilità di uscire dal pantano in cui scivolata la mia vita. Avevo perseverato anche quando la candela della speranza si era completamente consumata.”

Bunker, nella sue memorie, si mette a nudo in più punti e trasmette messaggi chiari ed efficaci a chi legge. Mostra un’umanità scarsamente esplorata e compresa ed espone la sua storia come se volesse far comprendere le motivazioni che si nascondono dietro ogni sua azione, senza mai redimersi.

Bunker e la sua storia ci ricordano che ognuno di noi non è mai una cosa sola, mai.

Buona peperonata.

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