I figli Bastardi dell’Europa

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Foto Patriottica™

Parlando di Europa oggi ci vengono in mente principalmente montagne di grafici, tabelle e cifre incomprensibili. Questi descrivono a dei non ben definiti ”Potenti” dalle giacche grigie e dai nomi tedeschi come la nostra economia sta procedendo, dandoci l’impressione di dipendere solo da un segno positivo o negativo che con ansia aspettiamo davanti al telegiornale, ma che a stento riusciamo a capire cosa rappresenta.

Quando però l’idea di questa grande entità è iniziata a concretizzarsi nelle menti di quegli uomini in giacca e cravatta, ancora intenti a riprendersi dai postumi della seconda guerra mondiale, ciò che si figurava era ben diverso. Sognavano una grande istituzione che, memore delle tragedie di un conflitto cruento, fosse pronta a valicare gli ostacoli naturali che si formano tra culture diverse per far spazio al desiderio di poter competere con quelle spaventose potenze che iniziavano ad affacciarsi sul mondo. Un’ Europa libera dai conflitti, esente da confini e barriere economiche, sociali o doganali.

Partendo da questo sogno, che nulla ha da invidiare al mito americano, hanno iniziato a lavorare per donare alle generazioni future un corpo che, grazie alla collaborazioni degli stati interni, sarebbe stato perfetto.
Eppure qualcosa è andato storto, perché ad oggi non riusciamo ancora ad amare questa Europa che tanto è stata sognata.

La via più facile è quella di dare la colpa a quegli stessi politici in giacca e cravatta che l’hanno formata e che oggi tentano di trainarla, eppure essi hanno raggiunto l’obiettivo che si erano preposti: liberarci da ogni divisione. Gran parte della colpa è infatti dei popoli che, affetti da una sindrome di NIMBY cronica, preferiscono spostare i problemi sugli Stati vicini (ad esempio costruendo muri per impedire l’accesso agli immigrati), senza ricordarsi o forse fingendo di dimenticare che per far funzionare l’organismo Europa bisogna collaborare e lavorare insieme.
Sembra quasi che, dopotutto, non siamo ancora disposti a mettere da parte quelle inimicizie storiche che da secoli ci portiamo avanti o, forse, che è per colpa dei nostri artisti, incapaci di creare quella cultura pop e quel movimento comune che tanto ha dato a paesi come gli Stati Uniti, che le differenze culturali tra gli stati membri sono ancora troppo evidenti (cosa ben descritta in un bellissimo articolo de ”Il Sole 24 Ore”).
Dire questo però puzza ancora di scarica-barile, in fondo non è altro che dare la colpa ad ”altri”, ovvero entità non ben definite che non sono in grado di aiutarci o che complottano contro di noi.
La verità è che non possiamo biasimare chi ha vissuto nell’Europa dei conflitti, nel periodo della macchina sovietica e che ha visto il continente dilaniato, ma di sicuro noi ragazzi dell’era del computer abbiamo una grande responsabilità.

europa oggi

La nostra colpa fondamentale è di non amare quell’Europa che ci ha viziati. Siamo sempre pronti a lanciare sassi ma siamo cresciuti a colpi di Interrail e viaggi low-cost, di PON alle superiori e di vacanze ad Amsterdam. Noi che dall’Europa abbiamo avuto tanto, come figli bastardi non riusciamo a sentirci parte della famiglia tanto sognata dagli uomini in giacca e cravatta, che da buoni politici hanno saputo creare uno sterile organismo economico, ma che noi non abbiamo saputo colorare.

Charlie Gebo

Charlie Gebo

Cresciuto in un piccolo villaggio del regno di Terronia con il sogno di diventare un Power Ranger, la sua vita è stata sconvolta dopo aver scoperto che per dipingere una grande parete ci voleva un grande pennello, non un pennello grande. Persa così la fiducia in sé esplora il grande nord alla ricerca di una laurea, anche se in fondo era più semplice diventare Red Ranger.
Charlie Gebo

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A proposito di Charlie Gebo

Cresciuto in un piccolo villaggio del regno di Terronia con il sogno di diventare un Power Ranger, la sua vita è stata sconvolta dopo aver scoperto che per dipingere una grande parete ci voleva un grande pennello, non un pennello grande. Persa così la fiducia in sé esplora il grande nord alla ricerca di una laurea, anche se in fondo era più semplice diventare Red Ranger.

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