I migliori 10 album del 2016

Salve a tutti, belli e brutti (ok, sono simpatico quanto un calcio negli stinchi).
Come tutti ben sapete, ormai da una ventina di giorni siamo entrati nell’anno nuovo.
Quello passato è stato un anno dolce-amaro in ambito musicale; se da un lato poteva andare nettamente meglio, infatti sono dell’idea che nomi del calibro di David Bowie, Prince e George Michael (giusto per citarne 3) dovrebbero essere immortali come i Rolling Stones; dall’altro ci ha fornito anche delle belle novità, soprattutto in ambito album.
Oggi volevo dunque cercare di stilare una classifica dei migliori 10 album del 2016, ovviamente sono cose soggettive e la classifica può essere accettata o meno e di questo ne sono consapevole.
Perfetto, siete pronti? Cominciamo.

10) Blink-182 – California: Dopo ben 5 anni dal loro ultimo album in studio “Neighborhouds” i Blink, orfani per la prima volta di Tom DeLonge, tornano con un nuovo lavoro, il primo con Matt Skiba, chitarra e voce degli Alkaline Trio, al posto dello storico DeLonge.

L’esperimento non è affatto male, ci sono molti brani “vecchio stile” come ad esempio l’estratto “Bored to death” che ricorda molto i cari e vecchi anni ’90.
Un album nel complesso piacevole ma che, a mio modo di vedere, poteva essere fatto ancora meglio e con un po’ più di cura e originalità.
Voto: 7
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9) Rolling Stones – Blue & Lonesome: Allora, cominciamo col dire che gli immortali Rolling Stones sono tornati, già questa è una notizia non indifferente.
In che modo sono tornati? Diciamo che questo è un album principalmente orientato sul Blues, non aspettatevi quindi di trovare pezzi particolarmente energici del calibro di “Satisfaction” perché se partite con questo presupposto verrete delusi, e non poco.
Nel complesso non è male, anche perché ormai sono rimasti loro e veramente pochissimi altri (Clapton, Bonamassa, Buddy Guy) a saper fare un Blues coinvolgente e non monotono, tuttavia mi sarei aspettato di più da una band che ha fatto la storia, anche perché se è vero che invecchiando si perdono un po’ di idee, è altrettanto vero che il passare degli anni non deve più farti commettere errori per via dell’esperienza maturata durante la carriera, specie nel caso degli Stones.
Voto: 7
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8) Volbeat – Seal the Deal & Let’s Boogie: Qui il livello sale, i Volbeat di Michael Paulsen e Rob Caggiano (ex Anthrax) si rifanno vivi con un album pieno di energia e riff trascinanti come solo loro sanno fare, sembra che non conoscano difficoltà di composizione, per quanto questa non sia particolarmente complessa per il genere da loro proposto, ogni canzone è una cosa a sé e si differenzia molto dall’altra, cosa che non tutti riescono pienamente a fare (AC/DC un nome a caso, con tutto il rispetto per loro).
“Sean the deal”, “The devil’s bleeding crown” e “The Bliss” sono i pezzi che più ho adorato di questo ultimo lavoro della band danese.
Voto: 7,5

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7) Avenged Sevenfold – The Stage: Gli Avenged sono tornati anche se, a mio modo di vedere, non proprio in grande stile.
Precisiamo una cosa, questo album non fa affatto schifo, semplicemente alterna cose veramente geniali a cose banali e simili alle precedenti, sembra quasi che abbiano avuto dei flash di idee improvvise un giorno e il giorno dopo il vuoto totale, onestamente mi spiace veramente un sacco perché se tutti i pezzi contenuti all’interno di questo lavoro fossero stati come “The Stage” o “Roman Sky” sarebbe uscito un vero e proprio spettacolo senza precedenti.
Voto: 7,5

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6) Chevelle – The North Corridor: The North Corridor è l’ottavo album in studio dell’Alternative Metal band, Chevelle, pubblicato l’8 Luglio.
Questo lavoro propone pezzi veramente tanto energici, del resto ci hanno abituato a questo tipo di proposte e non hanno deluso affatto.
Questo album mi ha divertito parecchio, non stufa anche se lo ascolti interamente per 2 o 3 volte, cogli ogni volta una sfumatura diversa, il che è un bene, ce ne fossero di lavori così.
Voto: 8-

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5) Red Hot Chili Peppers – The Getaway: Questa è una delle novità più importanti in assoluto del 2016, il ritorno dei Red Hot Chili Peppers, per la prima volta senza John Frusciante, maggior compositore e arrangiatore del gruppo.
Josh Klinghoffer è il giovane chitarrista scelto dalla band statunitense capitanata da Anthony Kiedis, per sostituire il partente Frusciante che abbandonò il gruppo nel lontano 2009.
Devo ammettere che, vista l’importante uscita di uno dei membri storici della band, mi sarei aspettato uno schifo clamoroso e invece no, Josh mi ha positivamente colpito, soprattutto nell’esecuzione live dei brani, ci mette un pizzico di suo e li rende “diversi”, ovviamente Frusciante era un’altra cosa, aveva esperienza e elettrizzava il pubblico come pochi altri, però approvo il membro scelto per sostituirlo.
Di questo album spiccano “Dark necessities” e “Go robot” che come orecchiabilità sono veramente validi.
Voto: 8

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4) Green Day – Revolution Radio: Il 2016 sancisce il ritorno dopo 5 anni dal triplo cd “Uno”, “Dos”, “Tre” pubblicato nel 2012, dei Green Day.
Revolution Radio propone dei brani orientati più sul Pop-Rock che sul Punk stile “American Idiot” o “Basket Case”.
Il lavoro principale, a differenza di altri album più grezzi, è stato fatto sulla musicalità, infatti risulta essere un album più “leggero” dei precedenti ma più musicale e orecchiabile, non sarà un vero e proprio capolavoro di rabbia ma la sua particolare musicalità è stata da me apprezzata (a differenza del triplo disco del 2012 che non mi aveva entusiasmato).
Voto: 8+

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3) Sum 41 – 13 Voices: Ed eccoci alla top 3 che si apre con il grande ritorno dei Sum 41; si, lo so che non ve lo aspettavate perché pensavate fossero rimasti al 2003, ma così non è e anzi, hanno sfornato un album pieno di rabbia condito anche da qualche ballad che male di certo non fa.
“Goddamn I’m dead” spicca per potenza, rabbia e musicalità esattamente come “Fake my own death”; Goddamn propone anche spunti Metal, incredibile ma vero, qualche stop, qualche distorsione particolarmente pesante e l’assolo stile Kirk Hammett dei Metallica, rende il tutto molto ma molto apprezzabile.
In ambito di ballad invece, spicca l’estratto “War” veramente molto bello e con un giro semplice ma d’impatto.
Personalmente è stato uno dei lavori che maggiormente mi ha divertito e contando che i Sum non facevano un album dal 2011, ne sono rimasto particolarmente convinto.
Sono dell’idea che siano uno dei pochi gruppi Pop-Punk che ancora propongono rabbia e musicalità nei propri lavori.
Voto: 8.5a1blgtfym7l-_sl1500_

2) Megadeth – Dystopia: Probabilmente a livello di tecnica e velocità è il miglior album del 2016 in assoluto ma l’ho collocato in seconda posizione per emozioni e sensazioni che mi ha suscitato.
Quel che è certo è che Dave Mustaine non perde un colpo, esecuzione perfetta dei brani di Dystopia sia in studio che in fase live, riguardo i riff, ragazzi, li ha scritti Mustaine, possono fare schifo? ovviamente no.
“The threat is real” “Dystopia” e “Fatal illusion” ovvero i tre pezzi principali su cui gira l’album, sono dei veri e propri capolavori che potevano essere inseriti senza alcun problema in vecchi album dei Megadeth senza sfigurare.
Riff d’impatto e assoli veloci e concisi sono gli ingredienti che hanno sempre contraddistinto questo gruppo e per fortuna non ci hanno deluso.
Questo lavoro è quasi perfetto.
Voto: 9
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1) Metallica – Hardwired…to Self-Destruct: Beh, è vero che qui sono di parte, lo ammetto, l’emozione di quando è stato annunciato che il 18 Novembre sarebbe uscito il nuovo lavoro dei Metallica, è indescrivibile, subito preordinato dal sito ufficiale senza sapere di che morte morire.
A distanza di ben 8 anni da “Death Magnetic” che comparato agli altri aveva un po’ deluso, esce quindi Hardwired.
Onestamente non avevo grosse aspettative pur sapendo nella mia testa, che non sarebbe stato un fiasco e infatti così non è stato, anzi, sapete cosa vi dico? a livello di emozioni e sensazioni lo considero in assoluto il miglior album del 2016; ha di tutto: novità (come “Murder One” dedicata a Lemmy Kilmister), riff trascinanti (“Moth into flame” e “Now that we’re dead” su tutti), assoli fighi (come quello di “Atlas, rise!” o “Halo on fire”), Thrash Metal d’altri tempi (Spit out the bone ne è la prova)
Insomma, un lavoro veramente ben fatto e studiato, fuori dalle righe, fuori da quello che tutti si sarebbero aspettati, fuori da ogni categoria, questi sono i Metallica, non quelli di “Lulu” dove hanno solo collaborato.
Voto: 9,5 (Non ho dato la perfezione assoluta solo perché qualcosa tipo “Confusion” non mi è particolarmente piaciuta, ma poca roba)
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Eccoci giunti alla fine di questa classifica, ovviamente ci sarebbero dovute entrare altre novità veramente fighe in ambito di album come ad esempio “The Ninth Hour” dei Sonata Arctica che merita veramente un casino, però l’ho voluta orientare sui 10 che più mi hanno divertito e per quanto i Sonata abbiano fatto un capolavoro di album, non mi ha divertito quanto questi 10.
Alla prossima, ragazzuoli.

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