Iron Maiden – “The Book of Souls” recensione

Hola ciurma,
Oggi vorrei fare una cosa inusuale: cosa? Dare il mio parere su ogni singolo pezzo del nuovissimo album degli Iron Maiden, intitolato “The Book of Souls” in uscita venerdì 4 Settembre.
Questo è un album molto particolare perchè non è composto da un solo disco, sono DUE e in più presenta due brani interamente composti da Bruce Dickinson, ovvero “If Eternity Should Fail” e “Empire of the Clouds”.
Già, gli Iron questa volta hanno deciso di fare le cose in grande: perchè fare un solo disco quando se ne possono fare due? Diciamo che hanno voluto creare un fine primo tempo al disco stesso così da suscitar una maggior curiosità nei fan. Inoltre l’intero disco dura complessivamente più di 92 minuti e di conseguenza non si poteva inserire in un disco unico, anche perchè sarebbe stato noioso. Per farne uno solo si doveva tagliare qualche pezzo, cosa che i Maiden non hanno voluto fare (per fortuna).

cover

Ma passiamo ora al CD 1, questi i pezzi contenuti:

If Eternity Should Fail
Speed of Light
The Great Unknown
The Red and the Black
When the River Runs Deep
The Book of Souls

If Eternity Should Fail: L’inizio è molto cupo, in stile Fear of the Dark, per intenderci, molto lento e atmosferico con il basso di Steve Harris che si sente insistentemente, cosa molto nota nella band britannica. Ad un certo punto, quando si è immersi completamente nell’atmosfera del pezzo, parte una cavalcata improvvisa (ovvero quello che caratterizza i loro pezzi) e qui si alza il volume a 1000 come minimo.
Il ritornello è molto ben fatto così come la parte ritmica, complessivamente è un pezzo ben fatto. Unica pecca, a mio avviso, è l’eccessiva durata: 8:28 mi sembra davvero troppo, anche per il tipo di pezzo, sostanzialmente la ritmica non cambia, però è piacevole e si ascolta con fluidità, l’assolo al minuto 5:50 è sempliciotto ma in perfetto stile Maiden nonostante tutto.
Voto: 7,5

Speed of Light: Non perchè è l’estratto dell’album ma è a mio avviso uno dei migliori pezzi di tutto “Book of Souls”. Lo so, normalmente non è sempre così, anzi, spesso i pezzi più pubblicizzati ed estratti per primi non sono mai all’altezza di altri contenuti nel disco ma questo invece si. Comincia in modo energico con cavalcate stile Maiden sin da subito, durante il ritornello si sente una vaga somiglianza con El Dorado, qualche melodia doveva somigliar per forza, ma a parte questo, è un pezzo veramente valido, da ascoltar a volume 100 nelle cuffie, energia immensa e buonissima anche la durata, 5:02, lunga ma non eccessivamente.
Voto: 9,5

The Great Unknown: Beh, qui si parla di un pezzo da capire e ascoltare più volte. Inizialmente può piacere poco (comprensibile) però a mio avviso merita su certi punti e su altri meno.
L’intro è lento, stile Dance of Death e poi man mano cresce fino ad arrivare alla cavalcata figa in pieno stile Iron. Riguardo la parte ritmica è stato fatto un lavoro standard, nulla di eccezionale ma comunque rispettando gli standard Maiden. Come tempo diciamo che è fattibile 6:37 (forse un pò troppo), non male l’assolo a metà brano, ben fatto e conciso.
Voto: 7

The Red and the Black: L’intro ha melodie molto texane, successivamente parte un ritmo sfrenato, un’energia che solo loro riescono a trasmettere. Solita ritmica cavalcante che noi fan dei Maiden amiamo, combinata con un riff molto ma molto figo che segue il tono vocale di Bruce: qui è stato fatto un lavoro a livello di ritmo nettamente migliore di Great Unknown. Molto più impegno e concentrazione, inoltre si sentono particolarmente gli urli immensi di Dickinson.
Dura 13:33, praticamente un’eternità, però a differenza di altri pezzi contenuti nel disco, ha molti cambi di ritmo e quindi si ascolta con molta più semplicità ed è veramente molto orecchiabile.
Voto: 8,5

When the River Runs Deep: Fin da subito emerge la batteria di McBrain. A livello. di musica e chitarre è uno dei migliori pezzi di tutto l’album così come a livello vocale Bruce si esprime alla grande come ha sempre fatto e, signori e signore, il cancro alla lingua è morto. Bruce gli ha dato un bel calcio in culo e ce lo fa sentire.
Energia pura, voce pazzesca, chitarre sincronizzate alla perfezione e assoli perfetti, dura 5:53, quindi non stufa nemmeno.
Voto: 8

The Book of Souls: Ed ecco qui il pezzo conclusivo del CD 1, ovvero quello che da il nome a tutto l’album (e ai suoi due CD). Cominciamo subito col dire che dura 10 minuti e a lungo andare stufa anche se, ovviamente, son pur sempre gli Iron Maiden. Anche questo brano ha del positivo: l’intro acustico è un capolavoro assoluto, molto da film per intenderci, ma non concentratevi molto su quello (anche se può capitare come è successo a me) perché se lo farete vi prenderà un infarto quando poi parte la cavalcata improvvisa (ebbene si, mi ha spaventato).
A livello di ritmo mi ha un pò deluso, perchè sembra una copia di tantissimi altri loro pezzi vecchi come The Trooper (solo per citarne uno) però se non altro le chitarre soliste son ben inserite nel contesto della canzone.
Le parti migliori di tutto il brano sono senza dubbio la batteria, Nicko McBrain non avrà avuto vita facile (nonostante sia un fenomeno) e la parte vocale in cui Bruce da sempre il massimo.
Complessivamente si salva, certo, non merita di dare il nome all’album perché non è la migliore, però va bene così.
Voto: 6,5

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Passiamo ora al CD 2, questi sono i pezzi contenuti:

Death or Glory
Shadows of the Valley
Tears of a Clown
The Man of Sorrow
Empire of the Clouds

Death or Glory: Questa seconda parte inizia con un brano come Death or Glory, ovvero un pezzo molto energico, con un riff veloce e un ritmo cavalcante, la voce di Bruce è spettacolare. E’ in pezzi come questi che Bruce riesce vocalmente a esprimersi al meglio: tanti acuti e grande potenza, la durata di 5:13 la rende anche leggera e ascoltabile senza stufare, gran bel pezzo
Voto: 8

Shadows of the Valley: Appena lo si sente iniziare si pensa subito al riff di Wasted Years ed effettivamente non sbagliate, anche io ho trovato parecchie similitudini.
Personalmente non mi dispiace visto che amo Wasted Years però se lo dobbiamo giudicare, è vero, potevano almeno inventarsi un riff più originale, così come la ritmica. Nemmeno vocalmente è un gran che, o meglio, Bruce canta da dio però si esprime meglio in altri pezzi, inoltre l’eccessiva durata di 7:32 la rende anche un po’ noiosa a mio avviso.
Voto: 6,5

Tears of a Clown: Cominciamo ad inchinarci di fronte a questo pezzo. Ladies and gentleman, questo è il capolavoro dedicato a Robin Williams, attore protagonista di tantissime pellicole come “Jumanji” o “Una notte al museo” (giusto per citarne 2, ma ne ha fatti tanti altri) quindi già per questo omaggio, inchiniamoci.
Ora andiamo ad analizzarlo: inizio col dire che durando 4:59 è il pezzo più corto dell’intero album perché è molto conciso e rende a pieno tutto l’impegno dietro di esso.
Musicalmente è veramente ben fatto, sia a livello di cambi ritmo che a livello di riff, veramente un capolavoro che comprende le cavalcate che da sempre caratterizzano i ragazzi. Anche dal tono di voce di Bruce si capisce la passione e l’emozione nel cantare questo brano, dire che Robin Williams è stato onorato DIVINAMENTE, è dire poco.
Voto: 9

The Man of Sorrows: L’intro di chitarra è qualcosa di meraviglioso, la più lenta ma con un testo veramente bello. Si candida ad essere una delle mie ballad preferite in assoluto, veramente un capolavoro, soprattutto vocalmente ma anche a livello di chitarre, sincronizzazione perfetta, veramente nulla da dire, fantastica.
La durata di 6:28 fa gustare a pieno questo pezzo.
Voto: 8,5

Empire of the Clouds: Uno dei due capolavori composti interamente da Bruce Dickinson, inoltre con la sua durata di 18:03 è il brano più lungo della loro carriera, ma nonostante questo, non stufa minimamente.
Musicalmente direi che è assolutamente PERFETTA, l’intro di piano e basso è una meraviglia assoluta, per non parlare dell’inserimento del violino e successivamente delle chitarre, combinati alla perfezione.
I molteplici cambi di ritmo, dalla parte lenta a quella più veloce, la rendono un capolavoro immenso.
Beh, devo dirvi la verità, non mi vengono altre cose da dire, ho i brividi, ufficialmente la
più bella di tutto l’album è questa, senza alcun dubbio.
Voto 10

Finita la recensione vi dico solo questo: è un disco assolutamente FANTASTICO, qualche riff troppo simile, qualche ritmica un pò troppo noiosa e l’eccessiva durata di alcuni pezzi non mi fanno dar 10 come voto complessivo ma a parte queste cose, direi che ci son davvero dei capolavori in mezzo (come Speed of Light, Empire of the Clouds e Tears of a Clown), dei pezzi al di sopra delle aspettative.
Inoltre, in occasione di questo loro sedicesimo album in studio, partiranno in un tour EUROPEO con date, però, ancora da stabilire, e che durerà all’incirca 2 anni, vi aggiornerò a date confermate.
Voto Album: 8

 

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