Kiznaiver: ferite, dolore e legami

[Attenzione! La seguente analisi è a basso contenuto di spoiler, ma potrebbe darvi anticipazioni indesiderate. Pertanto, se non avete ancora recuperato Kiznaiver, rimediate subito!]

Sugomori è una normalissima cittadina giapponese: tecnologica, tranquilla, con scuole e infrastrutture all’avanguardia… l’unica sua particolarità sono i Gomorin, mascotte in costume che rallegrano i più piccoli col loro buffo aspetto. Un bel posto per trasferirsi con la famiglia, insomma. Sugomori, tuttavia, nasconde un segreto, ed è proprio questo il fulcro di Kiznaiver, anime in dodici episodi realizzato da Trigger per la stagione primaverile del 2016.

La locandina di Kiznaiver.

La locandina di Kiznaiver.

Il segreto di Sugomori risiede nella sua origine: la città è stata fondata nell’ambito di un progetto segreto e i suoi primi residenti sono stati proprio gli scienziati e i tecnici coinvolti. Scopo del progetto era la realizzazione del Kizna System, un dispositivo capace di connettere i soggetti su cui fosse stato impiantato in modo da dividere il dolore provato da ciascuno di loro in parti uguali tra gli utilizzatori. In questo modo, Sugomori sarebbe diventata il germe di un nuovo mondo, in cui la cognizione e la comprensione del dolore altrui avrebbero portato gli uomini a vivere in pace.

Gli avvenimenti di Kiznaiver si svolgono diversi anni dopo l’interruzione del progetto e vedono come protagonista il giovane Katsuhira Agata, liceale chiuso e apatico che ha come unica amica la vicina e compagna di classe Chidori. Per motivi che neanche lui comprende, Katsuhira è completamente insensibile al dolore fisico ed è quasi del tutto incapace di provare emozioni. Ciò lo rende completamente passivo davanti ai soprusi dei bulli che lo derubano ogni giorno, ma anche cieco all’affetto che Chidori prova per lui, cosa che fa impazzire la ragazza.

Katsuhira saluta con disinvoltura i suoi amici poco dopo essersi lanciato da un cavalcavia.

Katsuhira e la sua incredibile espressività.

Un giorno, Katsuhira incontra Noriko, un’enigmatica ragazza che rapisce lui, Chidori e altri cinque loro compagni di classe per poi portarli privi di sensi in un ospedale abbandonato. Al loro risveglio, Noriko informa i ragazzi che tutti loro sono stati sottoposti a un’operazione per l’impianto del Kizna System e dà loro una missione: sopravvivere all’estate. Alla fine delle vacanze estive, i sette ragazzi (definiti “Kiznaiver”) saranno liberati dal Kizna System e la loro vita tornerà alla normalità. Comincia quindi una serie di sfide che metteranno i Kiznaiver a dura prova, tutto al fine di verificare l’affidabilità del Kizna System e riportare in vita il progetto ormai sospeso.

I Gomorin al servizio di Noriko portano Katsuhira in sala operatoria.

E poi ci lamentiamo della sanità italiana.

Dal punto di vista della storia, quindi, based Trigger si spinge ancora una volta in un nuovo campo: Kiznaiver si configura infatti come una variazione sul tema della fantascienza distopica, seppure con toni meno estremi rispetto a lavori come Psycho Pass. Tuttavia, come per altre opere dello studio, la cornice narrativa è solo un pretesto per esplorare altri temi.

In primo luogo, il dolore: tutto Kiznaiver gira intorno al rapporto che i protagonisti stabiliscono con il proprio dolore e con quello dei compagni, e non solo a livello fisico. Dopo aver trascorso del tempo insieme, infatti, i Kiznaiver cominciano a condividere anche i propri sentimenti e questa condivisione fa da catalizzatore per la loro amicizia. I ragazzi riescono a comprendere i rispettivi stati d’animo perché li sentono come propri, avvicinandosi l’uno all’altro mediante l’empatia. La riflessione proposta da Kiznaiver, insomma, sembra abbastanza elementare: la chiave per avvicinarsi al prossimo è comprendere il suo dolore.

Ma ehi, parliamo di Trigger. C’è sempre qualcos’altro da dire.

Cominciamo parlando di Katsuhira. Nel secondo episodio, il ragazzo afferma di non riuscire a mostrare interesse per gli altri in quanto privo di interesse verso se stesso. Anche gli altri Kiznaiver, in effetti, si riveleranno essere estranei a se stessi: tutti loro (eccetto forse Hisomu) nascondono una parte di sé non solo agli altri, ma soprattutto a se stessi. Come risultato, ognuno dei Kiznaiver è solo, dissociato dal proprio stesso pensiero.

Nico, Tenga e Chidori si esibiscono in tutta la loro simpatia.

Finalmente della gente normale. Più o meno.

Emerge una riflessione ben più profonda di quanto preventivato: Kiznaiver ci propone infatti una visione formativa del dolore, che si presenta come uno strumento cognitivo. Il singolo conosce se stesso mediante l’esperienza del proprio dolore, e solo in seguito diventa capace di conoscere il prossimo, ossia di condividere esperienze, vissuti ed emozioni. La stessa Noriko, già nel primo episodio, riflette su come ognuno cerchi di legarsi, ossia di trovare se stesso nel prossimo. Nella sua fragilità, l’essere umano cerca le ferite dei propri simili per ricavarne conforto e si lega a coloro che condividono ferite simili alle sue. Le estreme conseguenze di questo ragionamento si osservano in Noriko, che insegue l’idea del Kizna System in modo da condividere le ferite di tutta l’umanità e far cessare la propria solitudine.

La piccola Noriko dichiara il suo amore per Katsuhira con un radioso sorriso.

Smiles I want to protect:

Ancora una volta, ogni commento è superfluo: Trigger confeziona un prodotto di altissima qualità, con personaggi profondi e ben caratterizzati, una trama appassionante e un’ottima gestione delle interazioni personaggio-personaggio (una su tutte, quella tra Honoka e Yuta). Se cercavate un anime per rallegrare le vostre vacanze, Kiznaiver sarà certamente capace di soddisfarvi.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

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