KonoSuba: il fantasy come avreste sempre voluto vederlo

Parlando di narrativa, il genere fantasy è uno dei più inflazionati. Decine di romanzi, fumetti e film attingono a piene mani da questo contenitore apparentemente smisurato, e il mercato nipponico non fa eccezione. Una delle opere più recenti, in tale ambito, è Kono Subarashii Sekai Ni Shukufuku Wo (KonoSuba), light novel di Natsume Akatsuki il cui adattamento animato (la cui seconda stagione si è appena conclusa) è stato prodotto da Studio Deen.

I protagonisti di KonoSuba nella sigla di apertura della seconda stagione.

Visti così sembrano quasi persone serie. Quasi.

L’incipit di KonoSuba è abbastanza classico: il giovane Kazuma, dopo essere morto in un paradossale incidente, si ritrova al cospetto della dea Aqua. La divinità gli offre due scelte: andare in un paradiso molto noioso o essere trasportato in un mondo fantastico per combattere contro il famigerato Re Demone.

Ovviamente Kazuma sceglie la seconda possibilità, e come incentivo Aqua gli offre una selezione di armi, abilità e cose simili che lo renderebbero decisamente overpowered. Durante la scelta, tuttavia, il ragazzo si ritrova parecchio infastidito dagli apprezzamenti di Aqua circa le tragicomiche modalità del suo decesso, e decide di prendersi una piccola ma sostanziale rivincita: Kazuma sceglie Aqua come “equipaggiamento iniziale”, costringendola a seguirlo e privandola del suo status di divinità. Comincia quindi una ben poco epica serie di peripezie nel corso delle quali Kazuma incrocerà il cammino di diversi personaggi improbabili, combattendo al tempo stesso contro le forze demoniache che infestano questo nuovo mondo.

Il più evidente punto di rottura con la letteratura fantasy standard sta nei personaggi: i protagonisti, gli antagonisti e i personaggi secondari di KonoSuba sono del tutto fuori luogo.

Kazuma sorseggia del vino da un calice, la testa accolta dal generoso decolleté di una ragazza.

Living the fucking dream.

Cominciamo da Kazuma: hikikomori e NEET irrecuperabile, il protagonista di KonoSuba comincia la propria avventura con i migliori propositi, ma si schianta ingloriosamente contro i propri limiti. Kazuma infatti è una persona ordinaria: le sue statistiche (lette per lui dalla procace receptionist della gilda locale) sono tutte nella media, salvo l’intelligenza e la fortuna. Insomma, non proprio i parametri richiesti a un cavaliere.

Per di più, a Kazuma non importa molto del bene superiore. Piuttosto che per sconfiggere il Re Demone, il ragazzo si trasferisce nel mondo di Aqua in modo da appagare quei desideri che la sua precedente vita ha sempre frustrato – inclusi quelli concernenti la sfera sessuale. Ed ecco quindi che il nostro protagonista è un mezzo pervertito, arrivista e indolente che non è nemmeno capace di brandire uno spadone.

Kazuma sventola vittorioso delle mutandine appena rubate.

Ogni commento è superfluo.

I veri capolavori di caratterizzazione di KonoSuba, tuttavia, sono le coprotagoniste che accompagnano Kazuma. In primo luogo abbiamo Aqua, dea venerata da una comunità di svitati e Arch Priestess di livello epico. La ragazza è una piantagrane piena di boria, e nonostante le sue statistiche spettacolari ha un’intelligenza prossima a quella di un neonato. Inoltre la dea è un’amante della tavola, tanto da scialacquare enormi somme di denaro in banchetti e bevute che si concludono con lei che vomita arcobaleni nel retro della locanda di turno.

Aqua si dispera per il gesto sconsiderato di Kazuma, e l'anime va in pausa per farci assaporare la sua espressione sconfitta.

cantwakeup.jpg

Abbiamo poi Megumin, Arch Wizard così appassionata di esplosioni da aver imparato solo e soltanto la più potente delle magie esplosive, ma troppo debole per lanciarne più di una al giorno, e Darkness, Crusader dalla pessima mira e con spiccate tendenze masochistiche. Insomma, il cast di KonoSuba appare adatto a tutto meno che a salvare il mondo.

Eppure, in qualche modo, Kazuma e compagne riescono poco a poco a progredire nella loro avventura. Tutta fortuna? Non proprio.

L’intero mondo narrativo di KonoSuba, infatti, si presenta ridicolo e degradato come i suoi protagonisti: gli antagonisti sono demoni inetti e complessati, le missioni di emergenza consistono nell’abbattere delle gustose verze volanti, il principale passatempo degli avventurieri è frequentare il sexy shop delle succubus.

Megumin lancia Explosion, la sua devastante magia esplosiva.

ECSUPUROOOOSION!!!

In questo contesto, la mediocrità di Kazuma, la stupidità di Aqua, le manie di grandezza di Megumin e la perversione di Darkness sono perfettamente adeguati alle sfide che i quattro devono affrontare.

Volendola vedere da un punto di vista più idealistico, KonoSuba potrebbe essere letto come una celebrazione delle capacità individuali e dell’unicità del singolo, ma a mio immodesto parere non è qui che la storia vuole andare a parare. KonoSuba si presenta piuttosto come una via di mezzo tra un’opera di puro intrattenimento e una parodia al vetriolo dello spirito ingenuo che caratterizza la gran parte dei fantasy circolanti, proponendo inoltre un nuovo modello per il fantasy stesso.

Darkness ha un mezzo orgasmo mentre Kazuma la insulta. Succede abbastanza spesso, in effetti.

La purezza del paladino, proprio.

Nel mondo di KonoSuba, infatti, le quest sono più che altro modi per guadagnare qualche spicciolo, mentre il vero cuore dell’avventura è il progressivo avvicinamento ai propri compagni. Un fantasy più disilluso, insomma, in cui la matericità trionfa sull’ideale (concetto rafforzato dal design voluttuoso e pregno di fanservice dei personaggi femminili) ma lascia sempre spazio per il sorriso.

Concludendo, KonoSuba trasporta lo spettatore in un mondo realmente fantastico, in cui l’avventura è a portata di tutti e si sviluppa in maniera magari poco convenzionale, ma certamente divertente.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
Based-sama

Commenti

comments

A proposito di Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.

I commenti sono chiusi.