La teoria dell’inflazione fotografica

Parlando di fotografia, non quella professionale, artistica o scientifica ma quella delle persone comuni, notiamo oggi, rispetto a qualche anno fa, che siamo sempre e comunque circondati da immagini che vanno a sommarsi a tutte quelle che il bombardamento mediatico ci propone a scopi di marketing. Potrei a lungo parlare di come questo ci rende oggetti che noi stessi immettiamo sul mercato, ma non sarebbe di mia competenza: quello su cui vorrei soffermarmi è che credo che sia in atto un fenomeno di inflazione fotografica molto simile a quella che avviene per la moneta.

Esempio di fotografia molto comune.

Esempio di fotografia molto comune.

Contrariamente a quanto direbbe un hypster o un purista della pellicola, credo che la fotografia digitale sia stata una grande innovazione e l’avere fotocamere a prezzi accessibili più facili da reperire e da portare con sé ha dei risvolti pratici decisamente utili. Il problema è che, insieme ai modi di fare che abbiamo sui social, ha contribuito al processo di inflazione dei dagherrotipi.

Quello che sto cercando di dire è che più immagini pubblichiamo, minore è il loro valore. Per molte persone le fotografie servono a fermare un ricordo per poterlo sfogliare nei momenti di nostalgia e questo non cambia con la fotografia digitale ma se si fa un confronto tra un nostro album digitale e un vecchio album le differenze evidenti non sono solo nel modo di vestire. La prima differenza tra tutte è il numero: scattare fotografie, fino a quindici anni fa, era costoso e richiedeva tempo di sviluppo, quindi si era costretti a maneggiare la fotocamera con parsimonia. Accadeva dunque che due persone si facessero una foto insieme solo quando condividevano un legame forte o se sapevano che non si sarebbero rivisti per lungo tempo (tutto molto romantico, cuoricini e lacrimuccia di rito). Accade oggi, invece, che ci vediamo vomitate addosso decine di foto per una banale uscita tra amici, dove tutti sappiamo, che non c’è stato molto da ricordare.

Una foto decisamente inutile

Un esempio di foto inutile: nessuno dubita delle tue capacità culinarie.

Oltre ad avere album per situazioni in cui una fotografia sarebbe più che sufficiente, ci sono i social network di microblogging come Twitter e Instagram (che è oggettivamente un abominio che non avrebbero mai dovuto creare) che peggiorano la situazione, soprattutto se visti come una giungla in cui è sempre più difficile emergere per diventare famosi.

Morale della favola: più pubblicate immagini banali e inutili meno risalto avranno le foto belle e importanti alle quali tenete (un po’ come i commenti sui blog famosi). Accade però, che a differenza dell’economia, non credo che possano esistere delle effettive manovre di deflazione se non rivoluzionando la società, decisamente troppo uno sbattone per così poco, però possiamo pensare a dei quietivi. Uno di questi potrebbe essere riprendere a stampare le foto, per lo meno quelle più importanti: anche se la fotografia oggi è quasi tutta digitale è ancora bello poter avere una copia fisica di un’immagine e restituire la dignità di oggetto materiale all’impressione di un ricordo.

Un altro potrebbe essere quello di provare a ripristinare un po’ la parsimonia chiedendosi se vale la pena scattare quella determinata foto, prima ti toccare il tastino del cellulare o della fotocamera. Ovviamente non intendo dire che i social sono il male e che non dovreste farvi i selfini, solo pensateci due volte prima di rigurgitarceli in faccia.

Gioleppo

Gioleppo

Giovane, irascibile, presuntuoso e A E S T H E T I C.
Decisamente uno che si fa le menate.
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A proposito di Gioleppo

Giovane, irascibile, presuntuoso e A E S T H E T I C. Decisamente uno che si fa le menate.

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