La triste storia di Ellen Baker

Fino a una settimana fa, Ellen Baker era un’insegnante di inglese come tante. Un lavoro onesto, una vita tranquilla, una sana passione per il baseball; una persona del tutto ordinaria. In seguito alla divulgazione tramite Twitter di alcune sue fotografie, tuttavia, la donna è diventata oggetto di una morbosa attenzione mediatica, che accanto a semplici meme goliardici ha generato decine di immagini a sfondo erotico. Cose che capitano, direte voi. In questo caso, tuttavia, c’è una piccola precisazione da fare: Ellen Baker non esiste.

L'immagine originale di Ellen Baker.

Ellen Baker, in tutta la sua adorabilità.

La donna, infatti, altro non è che il personaggio di New Horizon, libro di testo giapponese per la scuola elementare, disegnato in stile tipicamente moe per attirare la simpatia dei bambini che si avvicinano all’inglese per la prima volta. Sarà stato per il suo design, sarà stato per la sua espressione simpatica e ingenua, Ellen Baker è diventata in poche ore l’idolo della rete: su DeviantArt e Pixiv sono fioccate le fanart dedicate a lei, e Facebook e 4Chan hanno sfornato una massiccia batteria di meme che omaggiano il suo inglese perfetto. Tutto sembrava andare per il meglio.

Una delle fanart di Ellen comparse in rete negli scorsi giorni.

My kokoro is going dokidoki.

Ma ehi, siamo su internet. Assieme alle altre fanart, in rete sono comparse doujinshi, illustrazioni e quant’altro, raffiguranti la povera Ellen in atteggiamenti – per così dire – sconvenienti. Nulla di nuovo, per l’internet della rule 34. Il caso di Ellen Baker ha avuto però un’evoluzione più radicale: l’autore del libro ha infatti annunciato che Ellen sarà “licenziata”, e non comparirà più nelle nuove edizioni del testo.

“Certamente, questo successo mi fa piacere,” ha affermato l’autore Denchubou, “ma questo è un libro di testo. Ho paura che i genitori cominceranno a farsi un’idea negativa, o che le persone inizieranno a dimenticare il suo scopo educativo”.

Ellen scopre di essere diventata un personaggio da doujinshi e scoppia in lacrime.

Non penso ci sia bisogno di commentare.

Ed ecco, quindi, che si chiude la triste storia di Ellen Baker: una ragazza pulita, seria, che amava il suo lavoro, e che è stata costretta ad abbandonarlo e a sparire per sempre a causa della macchina del fango mediatica.

Ora, però, vorrei proporvi una riflessione: cos’è che spinge l’internauta medio a fare una cosa del genere? Giorno dopo giorno, i protagonisti di fumetti e cartoni animati vengono sottoposti a questo degradante trattamento senza un apparente perché, e a subirlo sono soprattutto i personaggi più ingenui e, se vogliamo, infantili.

Ebbene, a mio parere si tratta di invidia. L’invidia dei mediocri, dei perdenti che non riescono a dare una direzione al proprio talento e che per questo lo sfruttano solo per distruggere i frutti del talento (e del lavoro) altrui, approfittando codardamente dell’anonimato garantito dalla rete. Qui non si tratta di libera espressione, ma solo di volgare, brutale violenza su personaggi come Ellen Baker, colpevoli solo di avere un volto grazioso e sorridente. E trovo che tutto ciò sia molto, molto triste.

Ellen si copre, piangendo:

Ecco i frutti della rule 34. Non è più divertimento, non è nemmeno goliardia. È solo cattiveria.

Certo, si potrebbe obiettare che si tratta solo di fumetti, ma non è questo il punto: ciò che viene leso non è solo il personaggio, ma l’innocenza che rappresenta. Per di più, mettetevi nei panni di quei bambini e ragazzi che hanno studiato insieme a Ellen Baker, e che da oggi non potranno che ricordarla come il trastullo degli autori di doujinshi. È sgradevole, vero? Come se qualcuno sostituisse la cameretta di quando eravate bambini con un angolino sporco e sudicio.

Per Ellen è già tardi, purtroppo, ma voglio comunque rivolgervi un appello: la prossima volta che una cosa del genere accade, siate migliori della rete. So che può sembrare presuntuoso parlare in questo modo, ma forse è proprio di questo che l’Internet ha bisogno: una linea di confine che gli utenti stessi sappiano imporsi, un limite che ci dica cosa è accettabile e cosa no e salvaguardi i più deboli. Che salvaguardi, insomma, quelli come Ellen Baker.

Ellen si esibisce nel sistema di manovra 3D di Shingeki no Kyojin.

Addio, Ellen. Insegna agli angeli a parlare inglese.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

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