Le 10 cose straordinarie di cui non parla questo articolo: riflessioni di un blogger sfigato

Come già avevo accennato nello scorso articolo (che ovviamente tutti avete letto, o state per farlo, vero?) da qualche tempo è scoppiata la moda di scrivere ”articoli” basati su raccolte di fatti o foto strane prese dai più oscuri meandri del net e messi insieme in modo da ottenere articoli che, per qualche motivo strano, fanno incredibile leva sulla curiosità delle persone che continuano spasmodicamente a condividere, quasi come fossero fonti di verità di importanza vitale. Così, deciso a distruggere anche il mio ultimo briciolo di pudore, ho deciso di inserire, dopo una brevissima riflessione da scrittore sfigato, una lista di 10 cose straordinarie di cui NON parla questo articolo. Quindi, iniziamo!

Oramai è alla vista di tutti che anche tra i blog ed i giornali online più famosi troviamo articoli formati da liste sterminate di cose, intervallate da pubblicità a non finire e separati su un’infinità di pagine, forse perché capirne il potenziale non è difficile, i titoli tagliati a metà e le immagini strane portano scientificamente l’utente medio a cliccare sul link che trovano scrollando sulla loro bacheca di Facebook, facendo guadagnare delle fantastiche views che rendono, per direttissima, i blogger che le scrivono dei grandi della letteratura moderna. Diamo però uno sguardo a questi sbalorditivi articoli, in modo da capire cosa quindi fa meritare un posto tra gli dei del giornalismo questi novelli scrittori.

Di cosa trattano questi articoli?

Chi come me ha speso il giusto tempo su internet, troverà gli argomenti trattati già visti, noiosi e ripetitivi, cose già riproposte più volte, di cui si è già parlato e già riso, ma non è tanto sui contenuti stessi degli articoli che voglio soffermarmi, anche se, va detto, sono di una banalità sconcertante, voglio piuttosto tentare di concentrarmi su una cosa (forse) più profonda, ovvero, cosa vuol dire essere blogger oggi.

Ed è così che entriamo nella mia magica riflessione da blogger sfigato.

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Chi è un po’ vecchiotto come me ricorderà (e magari segue ancora) blog del calibro di ”La Z di Zoro” o il mitico blog di Leo Ortolani, blog che da sempre tentano di esprimere le personalità dei relativi scrittori, personalità che hanno saputo incantare ragazzi e ragazzini, che si sono affezionati a loro, prendendoli, se non come esempio di vita, di sicuro come riferimento per opinioni sul cinema, sul fumetto o sulla politica, perché una persona che sa affascinare, sa farsi seguire, negli anni riesce, o riusciva (non senza fatica) a ritagliarsi una piccola fetta di pubblico che, con dedizione, continua a cliccare e commentare sotto i loro articoli, ricalcando quell’affetto che ogni scrittore sogna di avere, legandosi con il suo pubblico.

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Cosa vuol dire invece essere blogger oggi?

Per questi sedicenti scrittori la risposta è macinare pubblico. Questo però non porta che al piattume e al grigiore di articoli di per sé già poco interessanti, portando in primo piano non l’affermare la propria personalità, il proprio punto di vista, ma le visualizzazioni che  un’accozzaglia di immagini o eventi anonimi che sono universalmente condivisibili porta ad avere (nessuno verrà mai a discutere con te di quanto effettivamente sia abbandonata quella mitica casa sulla collina) , non instaurando rapporto alcuno con il pubblico. Questo rappresenta di suo ciò che è la morte del blog.

Il blog, dai tempi di msn e anche da prima, rappresenta un posto in cui, qualcuno che ha qualcosa da dire, qualcosa da raccontare, si esprime, cercando riscontro e discussione con gli altri, motivo che ha portato me, in prima persona, a scrivere, nella speranza che qualcuno, mosso da interesse e voglia di discutere, aprirà il mio articolo e lo leggerà soddisfatto. Siamo tutti bravi a raccogliere cavolate o a scrivere ”Aski” sotto i video degli altri, ma così facendo renderemmo banale un mondo che sulle banalità guadagna il pane, banalizzando anche la cosa che è da sempre personale per eccellenza.

Tirando ormai le somme,  mi son dilungato fin troppo, essere blogger magari si avvicina molto di più al sedersi sul gradino fuori casa con il portatile in mano a scrivere ciò che si pensa, instossicando le vicine con il fumo (spero mi perdonino) piuttosto che masticare e rivomitare in bocca agli utenti-pulcini cose che in fondo non interessano neanche allo scrittore stesso.

Arrivati a questo punto, se avete scrollato fin qui per la mitica lista delle ”10 non cose”, son davvero felice, ma sappiate che “Le 10 cose straordinarie di cui non parla questo articolo”  è proprio una delle straordinarie cose di cui questo articolo non parla! Ovviamente siete autorizzati a lasciare un commento eh, non trattenetevi, e magari potete anche condividermi sulle vostre fantastiche bacheche, spero che sarete ancora qui al mio prossimo articolo!

Charlie Gebo

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A proposito di Charlie Gebo

Cresciuto in un piccolo villaggio del regno di Terronia con il sogno di diventare un Power Ranger, la sua vita è stata sconvolta dopo aver scoperto che per dipingere una grande parete ci voleva un grande pennello, non un pennello grande. Persa così la fiducia in sé esplora il grande nord alla ricerca di una laurea, anche se in fondo era più semplice diventare Red Ranger.

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