Little Witch Academia: l’importanza di un cuore che crede

[Attenzione, attenzione: con Little Witch Academia tornano finalmente le recensioni spoiler-free! Non garantiamo sul glutine, ma è già qualcosa, no?]

Se è vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, è altrettanto valido affermare che da piccoli budget derivano modestissime aspettative. E in effetti, quando Studio Trigger portò il suo cortometraggio Little Witch Academia agli Anime Mirai del 2013 (progetto nato con la finalità di offrire una vetrina per le giovani promesse del mondo dell’animazione), nessuno si aspettava chissà cosa. Poi, però, based Trigger sorprese ancora una volta la platea: Little Witch Academia fu un successo, al punto che una successiva campagna su Kickstarter riuscì a racimolare abbastanza denaro da permettere alla casa nipponica di produrre un secondo film di oltre cinquanta minuti, The Enchanted Parade.

La locandina di Little Witch Academia.

La locandina di Little Witch Academia.

Ma scendiamo nel merito dell’opera (distribuita in Italia da Netflix). La protagonista, Akko Kagari, è una ragazzina con un’enorme passione per la magia, che per realizzare il proprio sogno di diventare una strega si iscrive all’accademia di stregoneria Luna Nova. Le capacità magiche di Akko, tuttavia, lasciano parecchio a desiderare: la ragazza non proviene da una stirpe di maghi come gran parte delle sue compagne di studi e nonostante la propria verve non brilla nello studio delle materie teoriche. Durante una prova di abilità organizzata dalla scuola stessa, però, Akko avrà modo di mostrare le sue vere capacità rimediando all’enorme disastro provocato dalla studentessa più brillante della scuola.

Akko e la sua amica Lotte si preparano a decollare con le scope.

Tfw stai per buttarti da una torre e sai già che farai una morte orribile.

Cominciamo dalle cose semplici. Little Witch Academia, come molte altre opere targate Trigger, è una gioia per gli occhi. Le animazioni sono fluide e ben curate e sono utilizzate in modo da incrementare l’espressività dei personaggi e dei loro gesti. Il design è molto aggraziato e ha il grande merito di non cadere nella monotonia tipica dei majokko. Nelle linee e nell’uso del colore, inoltre, si avverte con piacere il tipico tocco Trigger, che come nel blasonato Kill la Kill aggiunge sale ad una zuppa già di per sé saporita. Il risultato è un’opera gradevole sin dal primo impatto, con uno stile grafico accattivante e originale.

Akko perde il controllo della scopa, schizzando verso l'alto con espressione piena di terrore.

FFFFUUUUUUUCCCCCKKKKK!

Ma non fermiamoci in superficie e cominciamo la nostra analisi partendo dalla giovane Akko. Come molti protagonisti, anche Akko potrebbe sembrare affetta da una certa bidimensionalità, ma un occhio attento si accorge facilmente di quanto il suo personaggio sia ben costruito. È encomiabile, infatti, la capacità di Little Witch Academia di farci capire le motivazioni e gli obiettivi della sua protagonista nei primi cinque minuti, con pochissime linee di dialogo e senza inutili romanticismi. Akko non desidera essere la migliore, né salvare il mondo o roba del genere: la sua passione nasce dagli spettacoli di Shiny Chariot, strega itinerante idolo della sua infanzia, e la ragazza non desidera altro che seguire le sue orme, sfruttando la magia non per ottenere fama e potere, ma solo per portare allegria.

Akko gioca con una fatina evocata da Shiny Chariot durante un suo spettacolo.

Awww!

Vedete, questa è caratterizzazione: Akko ha una personalità limitata e imperfetta, ossia vera. È un personaggio a tutto tondo che stabilisce con le sue amiche e rivali delle relazioni complesse e positive, che la arricchiscono e la fanno crescere. I suoi piccoli fallimenti ci fanno entrare in empatia con lei, e i suoi grandi successi ci emozionano perché sentiamo che se li merita. Akko Kagari entra nel cuore dello spettatore perché chiunque vorrebbe essere come lei: testardo, sognatore e impavido.

Akko si lamenta dal dolore dopo aver sbattuto la faccia contro il banco.

Craaaawling iiiiin my skiiiiin…

E tutto in meno di un’ora e mezzo tra OAV e film. Niente male, no?

Peraltro, Little Witch Academia lancia anche un bel messaggio: Akko è premiata non da un misterioso e immeritato colpo di fortuna ma dalla propria capacità di rialzarsi dopo ogni delusione. Al contrario, la sua geniale compagna Diana si lascia guidare dalla propria presunzione e mette in pericolo se stessa e tutta la scuola, dimostrando che più del talento valgono la curiosità, la voglia di mettersi in gioco, l’entusiasmo e l’impegno costante nel superare i propri limiti.

Akko va metaforicamente a fuoco nel pensare alla prova che l'attende.

This girl is on fire!

Ecco a voi, dunque, Little Witch Academia: uno spettacolo di magia da quattro soldi, capace però di emozionare e divertire, arricchito inoltre da perle tecniche che delizieranno gli spettatori più navigati. E non dimenticate: la vera magia è un cuore che sa crederci!

Based-sama

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

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