Little Witch Academia: superare i propri eroi

Forse qualcuno di voi ricorderà il mio precedente articolo su Little Witch Academia, il piccolo gioiello targato Trigger che conquistò il pubblico dell’Anime Expo 2013. Ebbene, le streghette della Luna Nova sono tornate a rallegrare l’appena trascorsa stagione primaverile con una serie da venticinque episodi (disponibile su Netflix), sempre grazie all’impavida Trigger.La locandina di Little Witch Academia.

Questo reboot di Little Witch Academia ci presenta nuovamente l’intraprendente e maldestra Akko, aspirante strega che si iscrive alla prestigiosa accademia di magia Luna Nova con l’intento di seguire le orme della famosa strega di spettacolo Shiny Chariot, suo idolo d’infanzia. Poco dopo il proprio arrivo, tuttavia, la ragazza scopre che Chariot non si esibisce da molto tempo ed è ormai considerata da gran parte del mondo magico come un personaggio mediocre. Akko entrerà inoltre in possesso dello Shiny Rod, un artefatto magico collegato alla stessa Chariot che sembra nascondere un segreto ben più grande, tanto da poter rinvigorire la magia del mondo intero.

Akko si improvvisa sindacalista.

Now with communism.

La prima parte della serie si sviluppa in episodi apparentemente disgiunti l’uno dall’altro, mirati a introdurre i personaggi principali (quasi tutti invariati dall’OAV del 2013) e definire le relazioni che li legano. Si intravede tuttavia un accenno di trama che sarà ripreso e sviluppato a partire dall’undicesimo episodio, dando inizio a una vera e propria quest che porterà Akko ad approfondire la propria coscienza di sé e a consolidare i propri legami con amiche, rivali e modelli.

Tutto normale, fino ad ora: prendendo una produzione Trigger, infatti, chiunque si aspetta un certo livello di qualità. Proprio perché stiamo parlando di una casa d’animazione con un curriculum di eccellenza, però, è lecito aspettarsi “quel qualcosa in più”. Eppure, almeno all’inizio, si fa fatica a trovarlo.

Riferimenti a Gurren Lagann.

ROW ROW, FIGHT TH-ah no, sbagliato anime.

Partiamo da Akko. Nonostante la propria forza d’animo, la giovane sembra del tutto inadatta al ruolo di protagonista. Non ha poteri particolari, né capacità tali da permetterle di compiere quelle imprese che dovrebbero contraddistinguere l’eroe di una storia. La sua rivale/amica Diana, al contrario, ha tutte le qualità che dovrebbero contraddistinguere il protagonista perfetto: è sempre pronta a mettersi alla prova, responsabile, arguta, leale. Insomma, sembra proprio che in Little Witch Academia sia stata fatta un po’ di confusione sull’assegnazione dei ruoli ai diversi personaggi.

Eppure, per qualche motivo, Diana è un’eroina riluttante. Per quanto ami la magia, la ragazza sembra gravata da un peso che la condanna a non potersi concedere alcuna tregua dal proprio apprendimento. Questa strega prodigio costruisce costantemente un muro intorno a sé, spaventata dall’idea di potersi legare agli altri o di potersi smarrire una volta allontanatasi dalla strada maestra. Proprio questo limite le impedisce di diventare la vera protagonista di questa storia.

Viceversa, col passare degli episodi Akko si rivela una protagonista magari non esemplare, ma sicuramente adatta a questo ruolo. Costruisce relazioni positive, insegue un sogno impegnandosi in maniera concreta per realizzarlo, ma soprattutto attraversa un percorso di crescita che la porta a distaccarsi dai propri idoli per avvicinarsi a una visione concreta e matura di se stessa.

Akko saluta Diana in maniera decisamente affettuosa.

Best ship 2017.

Particolarmente rilevante, in tal senso, è il rapporto tra Akko e Chariot. Nelle fasi finali della serie, infatti, Akko giungerà alla conclusione che per raggiungere la felicità non le serve essere come la sua eroina: le basta essere se stessa. La magia sta in un cuore che crede, afferma Chariot, e Kamina potrebbe aggiungere che il cuore in questione deve credere in se stesso, non in qualcun altro. Akko raggiunge la propria maturità, e quindi la fine di questo suo primo viaggio, proprio nel momento in cui accetta il proprio essere diversa dal personaggio che ha segnato la sua infanzia. Il percorso della protagonista diventa perciò simile alla crescita psicologica ed emozionale che ognuno di noi ha affrontato durante l’adolescenza.

Si potrebbe anche allargare questa riflessione fino a darle un valore più ampio: un uomo che insegue un idolo finisce con l’essere limitato dall’idolo stesso. Little Witch Academia affronta questo concetto senza troppe metafore nell’episodio ventiquattro, parlando di Chariot e di come questa sia in parte responsabile della scarsa attitudine magica di Akko.

Akko urla durante il suo primo viaggio in scopa.

cantwakeup.jpg

Parlando di tecnica il character design è pulito e originale, con un tratto che pur divergendo leggermente da quello dell’originale OAV mantiene tutto il fascino e il colore tipici delle opere Trigger.

Insomma, con Little Witch Academia Trigger aggiunge una nuova gemma alla propria corona: un anime che dietro una facciata infantile cela un lato più profondo e complesso, riuscendo a conquistare anche (o forse soprattutto) un pubblico più maturo e consapevole. A quando la seconda stagione?

Based-sama

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.

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