Lo chiamavano Jeeg Robot: superoeroi, feels e buon cinema

C’è una personalità del fumetto italiano che stimo e seguo molto volentieri: Roberto Recchioni. Giornalmente controllo il suo profilo per avere anticipazioni sul suo lavoro e vedere se scoppia qualche flame. Perché Rrobe (nome d’arte) non può dire buongiorno senza che qualcuno lo attacchi.
Qualche tempo fa, sul suo profilo, compare una locandina del film Lo chiamavano Jeeg Robot e il commento al post di Recchioni è che il film lo ha visto in anteprima e che avrebbe fatto di tutto per sponsorizzarlo a dovere.

Ecco che poco tempo dopo qualcosa comincia a venire fuori, Recchioni sceneggia un fumetto sequel, privo di Spoiler al film, disegnato da Giorgio Pontrelli e con quattro variant cover una di Zerocalcare, una di Ortolani una di Giacomo Bevilacqua e una dello stesso Recchioni. Visto che sul web stanno cominciando ad apparire varie pubblicità del film, le recensioni della critica sono entusiaste e che tutti quelli che hanno assistito all’anteprima ne parlano benissimo, il mio hype è salito alle stelle, quindi penso bene di comprare il fumetto per avere un assaggio del film e quindi calmarmi. Questa mia decisione porta ad un dubbio amletico: quale variant comprare?

le quattro variant cover. Il cane non è in edicola, è solo molto puccioso e meritava di essere mostrato

le quattro variant cover. Il cane non è in edicola, è solo molto puccioso e meritava di essere mostrato

Dopo qualche giorno di ricerca per le edicole e dopo varie spiegazioni ad edicolanti di paese che mi guardano male perché voglio solo l’allegato della Gazzetta dello Sport e non il giornale rosa stesso, ecco che le compro tutte e quattro, leggo il breve fumetto e il risultato è disastroso … L’Hype è salito ancora di più, quindi guardo e riguardo i trailer e leggo tutti i post della pagina ufficiale del film su FaceBook e questo comporta un grosso problema: i commenti.

Io non riesco a non cercare il confronto, anche sui siti di notizie leggo i commenti delle persone, scovando masse di ritardati che purtroppo hanno i pollici opponibili. Ciò che ho letto su Jeeg Robot è agghiacciante. Si passa dal classico “in Italia non sappiamo fare i film” a “il titolo è fuorviante, Go Nagai dovrebbe farvi causa” (vagli a spiegare che Nagai ha dato l’autorizzazione per l’uso del nome di Jeeg Robot).
I commenti mi hanno creato disagio, perché mi hanno fatto paura, paura che per l’ignoranza  di certe persone per un film nuovo e che può portare freschezza nel cinema italiano impantanato in quei tanto famosi cliches possa fallire, andare male.
Quindi con conflitto, paura, allergia a qualcosa che non so, perché dai dottori non vado per paura che mi trovino malattie mortali, vado al cinema.

Ma alla fine il film come è? Bello, divertente e fresco.
Il cinema supereroistico oramai si è standardizzato a quello proposto dalla Marvel. Battute, uomini con addominali scolpiti che per forza di cose in un momento della loro vita si ritrovano senza maglietta e cattivi che spesso hanno un piano malvagio che prevede semplicemente di fare cose coattive. Perché? Perché sono cattivi (ovviamente ci sono delle eccezioni).

Disegnetto sul protagonista Claudio Santamaria

Disegnetto sul protagonista Claudio Santamaria

Un povero ladruncolo di Tor Bella Monaca che si ritrova con dei superpoteri, e questo avviene sin dall’inizio, senza darci un background del protagonista, e la cosa bella è che la scena “delle origini” con pochi dettagli messi nel punto giusto, ci dà proprio il background di cui avevamo bisogno.
Claudio Santamaria è il nostro supereroe che però non è eroico, raffigura una persona vera che si ritrova in una certa situazione di vita, un solitario che non sa niente del mondo perché conosce il suo mondo.
Poi abbiamo il Villain, Marinelli, che interpreta lo Zingaro. Un cattivo così ben delineato era impensabile, esagerato, violento, cattivo e soprattutto con una buona ragione. In una scena ci viene raccontato tutto ciò che ci serve su di lui, e ci fa paura, il suo sguardo è agghiacciante, perché uno così probabilmente esiste.

Lo Zingaro

Lo Zingaro

Lo chiamavano Jeeg Robot non banalizza neanche l’amore, la protagonista femminile è Ilenia Pastorelli, innocente e coatta, ma al contempo disillusa e principesca, un personaggio di una profondità rara.

L'innocente e tormentata Alessia

L’innocente e tormentata Alessia

Pochi effetti speciali e ben sfruttati, che non sono bellissimi visto il budget, ma che funzionano perché sono uno strumento di narrazione e non il focus di una scena.
Il regista Mainetti fa fare un balzo al nostro cinema, reinventa un genere usando il genere secondo i canoni del genere stesso. Una storia marcia, cattiva, violenta che nasconde dolcezza.

Se qualcuno critica questo film su Facebook, senza prima averlo visto,  risalite a dove abita e picchiatelo. Se invece è uno che l’ha visto e dice “nammerda”, picchiatelo più forte.

Commenti

comments

I commenti sono chiusi.