Lui è tornato: la recensione

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Cosa succederebbe se Hitler si risvegliasse oggi? È una domanda alquanto bizzarra, lo so, anche se comunque ci sono domande più bizzarre, del tipo “cosa sarebbe successo se padre Pio fosse stato interamente costituito di noccioli di pesca?” oppure “Se nella saga di Harry Potter Hermione fosse stata nera?”.
Ad alcune avremmo risposta, ad altre no, ma nel caso di Hitler, la domanda se l’è posta anche l’autore del romanzo “Lui è tornato”, da cui è stato tratto un film che adesso potete trovare su Netflix e che uscirà in questi giorni nelle sale come evento speciale.

La risposta alla domanda di prima non è 42, ma è più complessa, più divertente e più agghiacciante.

La trama del film è proprio quella sopra citata: Hitler si risveglia nella Berlino del 2011, come se il suicidio nel bunker lo avesse trasportato al tempo moderno, e cerca di capire cosa è successo alla sua tanto amata Germania, per poi, dopo un ilare periodo di ambientamento, cercare di diffondere il suo messaggio.
Ovviamente, nessuno lo prende sul serio e un piccolo regista che cerca la sua grande occasione decide di documentare cosa avviene attorno a quello che lui crede essere un ottimo attore che non si stacca mai dal personaggio.
Il film è semplice, colori brillanti contrastano col grigiore e la pacata goffaggine del dittatore, che viene messo davanti ad un pubblico che ride di lui come fosse il miglior imitatore di sempre. A tratti è un vero e proprio documentario, Oliver Masucci travestito da Hitler, viene inserito in mezzo alla gente e si filmano le reazioni dei passanti, con risultati davvero divertenti.
Però la trama prosegue, e si arriva a vedere il volto più crudele del dittatore, insegnandoci una lezione inquietante nel finale, una lezione vera e spaventosa. Non abbiamo imparato niente. So che voi siete lì a digitare sui vostri costosi laptop/tablet/telefoni, convinti di fare la differenza nel mondo, ma nessuno di noi ha imparato niente dalla storia. Io per primo, che di Napoleone non mi ricordo tutto, ma me ne ricordo solo Bonaparte (risate registrate).
Ma perché non abbiamo imparato niente? Perché di Hitler ridevano già allora, poi ecco che quello ti invade la Polonia e nessuno rise più.

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Vedere questo film fa bene un po’ a tutti, perché ci insegna quanto la satira sia importante e ci aiuti a comprendere certi fenomeni sociali e culturali, ci insegna che si può parlare di tutto scherzandoci sopra con intelligenza e provocando reazioni nel pubblico, lanciando un messaggio che segue proprio la parabola di Hitler: si ride, poi ecco che non si ride più e ci si spaventa tutti, e si va a dormire un po’ preoccupati per certi soggetti che girano sui social, perché noi li screenshottiamo, prendiamo la loro foto e ci buttiamo una caption buffa che ci vale un po’ di likes, ridiamo di loro…
Ma lì, con la testa appoggiata sul cuscino, viene da pensare che magari, anche per loro, arriverà il giorno in cui non rideremo più.

È curioso che davanti ai cinema in Germania, quando è stato trasmesso Lui è tornato, non siano stati visti neonazisti pronti ad invadere le sale a suon di Coca Cola: paese che vai, usanze che trovi.

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