Maid Dragon: famiglia e draghi per la signorina Kobayashi

Kyoto Animation ha dimostrato più volte la propria abilità nel destreggiarsi negli slice of life, e la stagione invernale del 2017 non ha fatto eccezione. Lo studio d’animazione nipponico si è infatti esibito nell’adattamento animato di Kobayashi-san chi no Maid Dragon (Maid Dragon per brevità), manga di Cool-kyō Shinja in corso dal 2013.

La locandina di Maid Dragon.

Neanche i draghi sono al sicuro dal moe.

Nei suoi tredici episodi, Maid Dragon si sofferma sulla bizzarra situazione di Kobayashi, programmatrice single che svegliandosi dopo una sbronza si ritrova ad ospitare una graziosa ed energetica cameriera di nome Tohru. Cameriera che, incidentalmente, è un drago camuffato da umano.

Come prevedibile, la convivenza tra le due si sviluppa con svariate difficoltà legate sia all’ovvia inesperienza di Tohru circa il mondo umano, sia all’amore smisurato del drago nei confronti di Kobayashi. La ragazza infatti dedica a Kobayashi fin troppe attenzioni, dandole numerosi grattacapi e finendo spesso col combinare disastri a causa del suo approccio decisamente poco pratico alla vita quotidiana degli esseri umani.

Tohru utilizza il proprio soffio infuocato per cucinare.

Ecco cosa intendo con “approccio poco pratico”.

Non solo: dopo poco tempo, la presenza di Tohru nel mondo umano richiama l’attenzione di altri draghi provenienti dal mondo d’origine della ragazza. Kobayashi avrà quindi a che fare con un manipolo di personaggi improbabili e a loro volta inclini a incasinarle la vita.

La trama di Maid Dragon riprende dunque la classica impostazione del genere slice of life, concentrandosi sulle situazioni e i rapporti quotidiani dei personaggi piuttosto che su uno sviluppo narrativo – che, pur presente, passa in secondo piano. In particolare, l’autore si sofferma sulle relazioni tra i vari esseri soprannaturali che invadono il mondo di Kobayashi e gli esseri umani con cui essi entrano in contatto.

La piccola draghetta Kanna schiaccia un pisolino sul divano di Kobayashi.

Ravioli ravioli, don’t lewd the dragon loli.

Analizziamo nello specifico il caso di Tohru. Al suo arrivo nel mondo umano la ragazza guarda agli esseri umani con disprezzo, considerandoli creature inferiori e indegne perfino di rivolgerle lo sguardo. Solo Kobayashi si salva da questa generale condanna, e solo per il debito di gratitudine che Tohru ha nei suoi confronti (per motivi che sfuggono, in un primo momento, alla stessa Kobayashi).

Col passare del tempo, tuttavia, il drago comincia a immergersi sempre di più nel suo nuovo mondo, e la conoscenza degli esseri umani smussa a poco a poco l’atteggiamento di Tohru. La ragazza acquisisce progressivamente consapevolezza delle differenze esistenti tra i suoi simili e la specie con cui coabita, arrivando alla conclusione che tali differenze sono più un’opportunità che un limite.

Kanna e Tohru giocano a fare la lotta. Lotta fra draghi.

Miglior scena di combattimento della stagione. Vedere per credere.

Detto questo, il messaggio di Maid Dragon non è certamente rivoluzionario: molte opere prima di questa avevano affrontato i temi della diversità e dell’integrazione in varie declinazioni. Piuttosto, la forza di Maid Dragon sta nel tempismo di questo messaggio, che arriva in un momento storico caratterizzato da un intenso travaglio geopolitico.

È oltretutto sorprendente che un autore giapponese abbia elaborato un manga su situazioni così aliene alla mentalità nipponica, fortemente condizionata dall’isolazionismo del Paese del Sol Levante e dall’estraneità del Giappone ai fenomeni migratori.

Ma c’è di più. Il rapporto con Tohru rappresenta per Kobayashi un percorso conoscitivo che la aiuta a sviluppare un’idea più concreta di se stessa. Mediante il corso pratico di vita quotidiana che tiene alla cameriera, infatti, la donna apprende concetti che pensava di aver già acquisito, ma che non aveva mai realmente fatto propri; primo fra tutti, il concetto di famiglia.

Il piccolo Shouta con i draghi Quetzalcoatl e Elma.

T H I C C

Quella tra le protagoniste di Maid Dragon è in effetti una convivenza non sempre perfetta, costellata di incomprensioni e piccoli attriti, ma proprio per questo aiuta Kobayashi a comprendere le molteplici sfaccettature che compongono le relazioni. La single sbevazzante, trasandata e un po’ burbera che aveva accolto lo spettatore nella prima puntata cede progressivamente il posto a una donna matura, gentile e affettuosa, in una trasformazione che risulta credibile e convincente alla luce degli eventi della serie.

Per concludere, una considerazione personale. Nell’ultimo periodo, se ci fate caso, il mercato degli anime ha cominciato sempre più a spingere in direzione di serie che (come Maid Dragon) hanno come tema il mondo della famiglia e del lavoro. Insomma, la vita normale.

Ogni forma d’arte rispecchia il suo tempo, e l’animazione non fa eccezione. Con una piccola clausola: di tutto ciò che i cartoni animati rappresentano, probabilmente la più importante sono i sogni e le aspirazioni di coloro che li guardano.

Kobayashi sorprende Tohru ad annusare avidamente la sua biancheria.

Quando ti accorgi di aver intrapreso la yandere route.

Cosa significa, questo sproloquio? Chi guarda Maid Dragon lo fa forse perché sogna di avere una famiglia?

A mio parere, sì. Spesso diamo per scontato il fatto di avere una famiglia, ma in un Paese con dinamiche interpersonali complesse e macchinose come il Giappone essa diventa un obiettivo difficile da raggiungere. È quindi valido ipotizzare che il pubblico di questo ennesimo gioiello targato KyoAni sarebbe ben contento di ricevere la visita di una cameriera un po’ folle, una moderna Mary Poppins che ricalibri la nostra visione del mondo in modo da far coincidere i nostri sogni con la nostra felicità.Tohru abbraccia Kobayashi nella sigla d'apertura.

 

Ma quanto cazzo sono profondo?

Based-sama

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

Vent’anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l’haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.

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