Personaggi da serie tv – Un ritratto di Dexter Morgan (Parte 2)

Gli omicidi portati a termine da Dexter seguono tutti una precisa, lineare e identica preparazione quasi maniacale.
Teli, buste di plastica, guanti e grembiuli e attrezzi vari: coltelli, seghe circolari. Di tutto e di più insomma.
Il malcapitato viene addormentato e sdraiato al centro della stanza utilizzata, legato nudo con teli di plastica trasparente. Attorno a lui ci sono vari oggetti decorativi tra i quali spiccano le foto delle persone assassinate dal soggetto.
Dopo aver informato la persona ormai inerme dei suoi crimini e come li abbia compiuti, Dexter utilizzando un bisturi incide la guancia destra della persona catturando una goccia di sangue e depositandola sopra un vetrino da laboratorio delle analisi. Tutti i vetrini raccolti da Dexter vengono tenuti come ricordo e posti all’interno di una scatola di legno nascosta nel condizionatore del suo appartamento. Successivamente avviene l’omicidio che come detto varia da caso a caso relativamente all’arma utilizzata.

Alla fine, dopo aver smembrato il corpo in pezzi, Dexter li porta al largo della baia con la sua barca lasciandoli poi in un determinato e ben preciso punto. Punto che verrà poi trovato per caso da alcuni sub e che comporterà la scoperta di molti (quasi tutti) i corpi da lui nascosti: ed è in questo preciso momento che inizierà la caccia al Macellaio di Bay Harbor.

Dexter2“Tutti vogliono la loro “Argentina”: un posto dove poter ricominciare da zero.

Ma la verità è che l'”Argentinaè quello che è. Ovunque andiamo, noi portiamo noi stessi e le nostre inquietudini con noi. E’ casa il posto verso cui andiamo o da cui fuggiamo? Fuggiamo dove nasconderci dove essere accettati incondizionatamente, posti che per noi sanno di casa. Dove possiamo essere chi siamo.”

Il finale di serie, ultimo punto preso in esame da questa sommaria analisi del personaggio, ha fatto infuriare diverse persone in tutto il mondo, lasciando felici e contenti della conclusione solo una piccola parte dei fan di Dexter.
Il perché? Molto semplice.
Tralasciamo per un attimo la questione Debra e Dexter stesso soffermandoci sul piccolo Harrison.
Per quanto Dexter abbia più volte ricordato in maniera pedante il suo impegno nell’essere un buon padre a dispetto di tutto, lasciare il proprio figlio in balia di una giovane ed affascinante killer (ricomparsa per puro caso, tra le altre cose) non pare una delle migliori scelte che un genitore potrebbe fare. Inutile citare la chiamata fatta da Dexter prima di fingere la morte nel tifone: sarebbe stato possibile trovare ad essa un senso se successivamente Dexter fosse effettivamente morto. Ma tant’è che questo non accade e quindi tutto perde di significato.
La frase “si è accorto d’essere un cancro per le persone che gli stanno attorno” non regge: lo è stato per otto stagioni e per tutte quante è riuscito a sopravvivere tranquillamente senza intaccare nessuno. Sparire nel nulla senza lasciare traccia, simulando la propria morte non ha un minimo senso logico, purtroppo questo ci hanno propinato e questo a noi rimane. D’altra parte, se avessero fatto suicidare Dexter, avrebbero dovuto spiegare il suo cambiamento di prospettiva: più volte infatti all’interno della serie aveva ripetuto quanto ritenesse il suicidio un atto di codardia, egoistico e semplicisticamente stupido.
Veniamo ora al nocciolo fondamentale: Debra.
Dexter e la sorellastra hanno sempre avuto un rapporto di puro amore e solo in rare circostanze sono incorsi a diverbi o litigi, più volte lo stesso Dexter ha ripetuto (tramite la voce fuori campo) quanto volesse bene alla sorella. Resta quindi inspiegabile perché decida di ucciderla e soprattutto perché successivamente getterà il corpo in mare esattamente nello stesso punto in cui gettava i resti dei corpi delle persone da lui “giustiziate”.
Non ha una reale motivazione che lo spinge a farlo, si tratta di eutanasia? Forse.
Ha attinenza con l’intera storia e la trama? Affatto.
Dobbiamo farcelo andar bene? Purtroppo sì.

Dexter3

La maggior parte della gente crede che abbiamo il libero arbitrio, che ciascuno di noi scelga il proprio cammino. A volte questo cammino è chiaro. Altre volte tutto il contrario. Ogni curva, ogni svolta può mettere alla prova il nostro senso di orientamento. Ma sono le scelte che facciamo quando arriviamo davanti a un bivio a definire chi siamo.

Dexter Morgan

Non sono ferrato in medicina e chirurgia e quindi uno dei dubbi più atroci che mi assale ogni qual volta ripenso alla puntata è questo: Debra finisce in ospedale in seguito ad un colpo di pistola ricevuto nel basso addome. Viene operata e subito dopo la fine dell’operazione, apparentemente, sembra stare bene: ha un dialogo proprio con Dexter.
Quando quest’ultimo torna in ospedale ecco la sciagura. BAM. Debra è in stato comatoso irreversibile tanto che “solo un miracolo può salvarla“. Per Dio, solo per una pallottola? Ma come diamine è possibile?
Informati del buono stato sia di Harrison, sia di Hannah (i quali si trovano a Buenos Aires, tanto per ricordare “l’Argentina”), in conclusione di puntata veniamo catapultati in quello che apparentemente poteva sembrare il set del film Wolverine: Le Origini. Tra i tronchi di legno, i camion, la segatura e le asce chi ci troviamo di fronte? Il nostro caro Dexter Morgan, con barbone hipster ed una voglia di vivere degno del miglior emo che si rispetti.
Dexter entra in una casa, si siede ad un tavolo, solleva il capo verso la telecamera e sembra scrutare lo spettatore, la scena si interrompe e quindi titoli di coda. Fine.
Ora, per l’amor del cielo, che cosa mi sta a significare?
Un Dexter completamente snaturato e divenuto la macchietta di sé stesso, privo di qualsiasi attinenza con il killer visto e ammirato durante le prime stagioni. E l’ottava stagione stessa, in quanto a trama e contenuti, è decisamente la più scarna e povera tra tutte.
Di questa serie tanto si può dire, ma non che non sia coinvolgente. Purtroppo, come qualsiasi cosa portata all’eccesso, alle lunghe il peso dell’età si fa sentire e appesantisce i personaggi e le storie.
Resta una serie da vedere, ma sapendo affrontare con coraggio il pessimo finale che ci viene regalato dagli sceneggiatori.

Jim LaFleur

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Pubblicato da Jim LaFleur

Esistono storie che non esistono. Offerto da Gropponi, abbigliamento infimo e Amaro Letale, voglio il peggio. Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio.