Recensione: Il Signore delle Mosche

Nel 1954 William Golding (Newquay, 1911 – Perranarworthal, 1993), maestro elementare inglese, esordì con un romanzo originale e avvincente, Il signore delle mosche (Lord of the flies). Ispirato da un esperimento condotto nella scuola in cui l’autore insegnava, il libro ottenne in breve tempo un grande successo, diventando un bestseller.

Durante un conflitto planetario, un gruppo di bambini e ragazzini si ritrova su un’isola deserta in séguito ad un incidente aereo. Nessuno degli adulti sul velivolo è sopravvissuto e i ragazzi sono costretti a organizzare da sé la propria sopravvivenza.

L'isola come appare nell'undicesimo episodio della nona stagione dei Simpson

L’isola come appare nell’undicesimo episodio della nona stagione dei Simpson

Poco importa di ciò che è successo prima, l’autore ci descrive ciò che accade adesso: come un gruppo di ragazzini inglesi cercano di organizzarsi in una nuova società e collaborare rispettando i canoni civili con i quali sono nati.
Ce la faranno?

Nella  Nona Stagione dei Simpson sappiamo tutti come finì la storia: dopo una baruffa ed un processo farsa, tutti si spartiscono il cinghiale e Lisa finisce a leccar pietre, neanche fosse un geologo affamato.

 Benedetta Parodi gli spiccia casa

Benedetta Parodi gli spiccia casa

Nel libro accade decisamente altro.

l signore delle mosche è un romanzo d’avventura, ma anche un’amara analisi sui rapporti umani che si sviluppa in maniera drammatica e sconvolgente a seguito della diffusione di ideologie contrastanti.

E’ anche un romanzo politico, nel senso che mostra modi di pensare riferiti alla società estremamente diversi tra loro; Golding utilizza, infatti, molto spesso nel corso del romanzo un linguaggio specifico che è appunto quello politico: “adunata”, “assemblea”, “congresso”, “leggi”, “consensi”, “maggioranza”, “capo”, “elezioni” sono solo alcune delle parole che vengono impiegate.

Da una parte c’è Ralph, il bambino della conchiglia, che istituisce assieme al Piggy l’assemblea e il congresso fondato sul turno di parola, un sistema quindi democratico, fondato sull’eguaglianza, la libertà e mirato alla coesione e alla pluralità delle idee; dall’altra parte c’è Jack Merridew, un bambino prepotente e sadico che si scinderà dal gruppo originario per dar vita a una sua tribù dominata dalla violenza, dalla spietatezza e dall’autoritarismo, nel quale non è difficile intravedere una sorta di politica dittatoriale, totalitaristica.

L’isola del Pacifico, unica location del romanzo, dalla vegetazione esotica e dai panorami mozzafiato, che poteva essere un ottimo setting di pace e tranquillità, luogo di divertimento e di svago, finisce per diventare, invece, il luogo del vizio, del peccato, dell’infanzia corrotta.

 “Le leggi!” gridò Ralph. “Tu non rispetti le leggi!”
“A chi gliene importa?”
Ralph chiamò a raccolta tute le sue facoltà.
“Ma le leggi sono l’unica cosa che abbiamo!”
Ma Jack li guardava in piena rivolta:
“Chi se ne frega delle leggi!”

Alle iniziali idee di adunata, congresso e assemblea, si sostituiscono ben presto una serie di azioni violente, minatorie e criminali del gruppo di Jack, rinominato “il signore delle mosche” contro il gruppo di Ralph che, munito della conchiglia, ex simbolo di unità e democrazia, insegue forse ancora un progetto unitario di uguaglianza basato su leggi e rispetto.

L’assurda e inspiegata convinzione dei ragazzi per gran parte del romanzo che l’isola sia infestata da una bestia violenta che li tenga continuamente sotto minaccia si configura, inoltre, da subito come una banale macchinazione della mente dei ragazzi che li porta però a dover trovare a tutti i costi quella bestia.

La trovano, sì, ma all’interno del loro gruppo, per soddisfare, forse, quel desiderio di frustrazione di essere bambini e di volersi mostrare grandi, capaci di memorabili azioni e di utilizzare la violenza.

Per Jack,  il signore delle mosche, il violento, il capo tribù, il despota, il selvaggio, uccidere una persona (la vittima designata sarà Piggy, amico e consigliere di Ralph) sarà un’azione di poco conto, proprio come uccidere un maiale.

Il finale proposto da Golding, forse per smorzare un po’ l’esasperata tragicità dell’intera storia, non è però in grado di alleviare il senso di desolazione, di disprezzo e la paura che noi, così come Ralph, proviamo nei confronti di Jack, dei cattivi, dei violenti.
Golding ci chiama direttamente a riflettere e ragionare su quanto l’animo umano sia capace di produrre nefandezze nel momento in cui dimentica ciò che sono la ragione, la coscienza e il rispetto delle leggi.

E alla fine un po’ di sano metallo

Arf

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Ehi amico. Ehi amico. Non mi piace. Forse dovrei darti un nome ma è una strada pericolosa: esisti solo nella mia testa, ricordiamocelo. Merda! È successo davvero, sto parlando a qualcuno che non esiste. Quello che sto per dirti è top secret. Si tratta di una cospirazione gigantesca. C'è un gruppo di persone potenti che governa il mondo in segreto. Parlo di gente che nessuno conosce, di persone invisibili. L'1% più ricco dell'1% più ricco del mondo che gioca a fare Dio e ora credo che mi stiano tracciando. STACCA STACCA STACCA
Arf

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A proposito di Arf

Ehi amico. Ehi amico. Non mi piace. Forse dovrei darti un nome ma è una strada pericolosa: esisti solo nella mia testa, ricordiamocelo. Merda! È successo davvero, sto parlando a qualcuno che non esiste. Quello che sto per dirti è top secret. Si tratta di una cospirazione gigantesca. C'è un gruppo di persone potenti che governa il mondo in segreto. Parlo di gente che nessuno conosce, di persone invisibili. L'1% più ricco dell'1% più ricco del mondo che gioca a fare Dio e ora credo che mi stiano tracciando. STACCA STACCA STACCA

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