Recensione Perle ai porci – Dio la benedica mr Rosewater di Kurt Vonnegut

Dal Vangelo Secondo Matteo (7,6) Nolite mittere margaritas ante porcos” ovvero  “Non gettate perle davanti ai porci“.

E’ una frase facente parte delle esortazioni che Cristo fa ai suoi discepoli dopo il discorso sulla montagna. Probabilmente in qualche edizione del calendario di frate Indovino l’avete già letta ed un giorno non lontano torneremo sulla cospirazione che gestisce la distribuzione di quei calendari in ogni casa d’Italia.

Non volevo evangelizzarvi, era un momento didascalico e volevo condividere quanto io stesso non sapevo. Ora torno ad abbassare il livello culturale della situazione, ma niente minne della Leotta, altrimenti finiamo a vedere i tramonti a scacchi.

Un giorno a Kurt Vonnegut chiesero cosa significasse il ritmo in letteratura.
Lui rispose: «Usare frasi brevi con parole corte quando la gente corre e frasi lunghe con parole lunghe quando la gente dorme».

Aveva un grande senso del’umorismo e un vero talento espressivo. In gioventù studiò chimica, biologia e antropologia a Chicago. Lavorò, come addetto stampa, alla General Electric. Ma quella vita non poteva durare a lungo. Lasciò l’azienda e scrisse racconti per riviste in carta patinata tipo Redbook o McCalls. In seguito iniziò a pubblicare romanzi che la critica classificò come libri di genere fantascientifico, suscitando il suo disappunto: «Venni definito in questo modo solo perché avevo incluso delle macchine nei miei primi libri»

Vonnegut diede il meglio di sé in Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini (1969), una straordinaria rievocazione del celebre bombardamento di Dresda, durante la seconda guerra mondiale, che egli visse direttamente, nelle vesti ufficiali del soldato americano. Era stato fatto prigioniero dai tedeschi durante la battaglia delle Ardenne. A Dresda si salvò rifugiandosi in un bunker dove, in tempo di pace, venivano conservate le carni dei maiali macellati.

Nel 1965 usciva Perle ai porci, ovvero Dio la benedica Mr Rosewater.

Eliot Rosewater, ex capitano di fanteria (e vecchia conoscenza del viaggiatore nel tempo Billy Pilgrim, proprio il protagonista del Mattatoio n.5) è l’ultimo erede della casata.

Suo padre ha costituito la Fondazione Rosewater con l’incarico di gestire tutti gli immensi beni di famiglia e con la clausola che la presidenza venga tramandata di erede in erede.

Lo scopo è impedire che il fisco si impossessi dei soldi. Eliot, però, dopo aver partecipato alla Seconda guerra mondiale, è diventato un uomo strano: non solo ha iniziato a bere, a vagabondare, a prestare servizio come pompiere ma ha anche iniziato a usare il denaro per aiutare la gente.

Alla fine Eliot torna a Rosewater, nell’Indiana, il luogo depresso che la sua famiglia, tanti anni prima, aveva usato per iniziare la propria fortuna e poi abbandonato. La gente del posto è priva di orgoglio, speranza, lavoro.

Così Eliot apre un ufficio per aiutare tutti coloro che hanno bisogno di aiuto e il cartello sopra la porta dice semplicemente: “Fondazione Rosewater. Come possiamo aiutarvi?”. È ovvio che la famiglia, aiutata da un avvocato, tenti in tutti i modi di farlo dichiarare insano di mente, ma Eliot alla fine troverà una soluzione brillante e inaspettata per poter proseguire con i suoi progetti.

Lo svolgersi della narrazione non è del tutto lineare e Vonnegut preferisce saltellare qua e là da un personaggio all’altro rimandando spesso e volentieri ad episodi passati. E assieme a questo, si inserisce ovviamente l’enorme varietà di temi che il romanziere riesce a trattare, mantenendo sempre un tono leggero e fuori dalle righe capace però d’arrivarti dritto alla pancia.

L’aspetto interessante che travolge il protagonista è il suo essere considerato folle.
Lui, effettivamente, ha una mente piuttosto incasinata  e segue traiettorie dai più considerate poco convenzionali, ma non abbandona mai l’atteggiamento di solidarietà, che alimenta ogni sua azione. Ed è interessante perché è unicamente quest’elemento ad essere visto come segnale della follia, poiché il patrimonio per chi gli sta attorno non è un mezzo per ottenere un beneficio, ma il beneficio stesso, e bisogna tenerselo stretto.

Vonnegut è fulminante, non ve ne pentirete.

Random Fact 

 

Una Intelligenza Artificiale ha individuato le forme di cui parlava Vonnegut , leggere per credere:

The Six Main Arcs in Storytelling, as Identified by an A.I.

Arf

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A proposito di Arf

Ehi amico. Ehi amico. Non mi piace. Forse dovrei darti un nome ma è una strada pericolosa: esisti solo nella mia testa, ricordiamocelo. Merda! È successo davvero, sto parlando a qualcuno che non esiste. Quello che sto per dirti è top secret. Si tratta di una cospirazione gigantesca. C'è un gruppo di persone potenti che governa il mondo in segreto. Parlo di gente che nessuno conosce, di persone invisibili. L'1% più ricco dell'1% più ricco del mondo che gioca a fare Dio e ora credo che mi stiano tracciando. STACCA STACCA STACCA

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