Steins;Gate: lo scienziato pazzo che diventò adulto

Il viaggio nel tempo è uno dei grandi miti della fantascienza, ma anche uno dei suoi tabù. Al di là del risvolto etico di questa idea, infatti, il viaggio nel tempo è un topos di difficile gestione, che spesso scade nell’abuso o nell’eccessiva semplicità. Ed è proprio su questa meccanica che ruota Steins;Gate, visual novel del 2009 di 5pb. e Nitroplus adattata in un anime di 24 puntate e un OAV nel 2011 ad opera dello studio White Fox (distribuiti in Italia da Dynit, anche sulla piattaforma VVVVID).

[Disclaimer: la mia analisi / recensione su Steins;Gate si riferisce unicamente all’anime; la visual novel, essendo un format completamente diverso, non è stata tenuta in considerazione.]

La locandina di Steins;Gate, con tutti i protagonisti.

La locandina dell’anime.

Il protagonista di Steins;Gate, Rintaro “Okarin” Okabe, è uno studente universitario che ama definirsi “Mad Scientist”, e trascorre le proprie vacanze estive in un monolocale di Akihabara preso in affitto che usa come laboratorio. Insieme a lui passano gran parte della giornata Mayushi, sua amica di infanzia, e Daru, otaku appassionato di informatica e hacking, che in buona sostanza gli danno corda e si divertono a perder tempo con lui progettando e realizzando fantasiosi gadget di dubbia utilità.

Okabe parla con un televisore, mentre Daru e Mayushi si fanno i fatti propri sullo sfondo. Tutto normale, insomma.

Rintaro Okabe: l’uomo che sussurrava ai televisori.

Okabe, tuttavia, ha ben altri progetti: egli sogna infatti di realizzare una macchina del tempo, e partecipa a conferenze tenute da esperti del settore più o meno referenziati. Dopo uno di questi incontri, l’uomo si imbatte nel corpo di una donna pugnalata, e invia una e-mail a Daru per avvisarlo dell’accaduto. In quel momento, tuttavia, Okabe percepisce il mondo intorno a sé cambiare, e si ritrova sbalzato in una linea temporale diversa in cui la donna, Kurisu Makise, è ancora viva. Si scopre così che, al momento dell’invio, il cellulare di Daru era attaccato per caso al microonde del laboratorio, e che per questo la mail di Okabe è stata spedita indietro nel tempo. L’uomo, tuttavia, è l’unico a conservare i ricordi dell’altra timeline.

Okabe e Kurisu guardano perplessi verso l'alto.

Kurisu Makise: adorabile, bella e intelligente. Che volete di più?

Ma distacchiamoci per un attimo dalla trama, e torniamo a quanto detto all’inizio: la gestione del viaggio nel tempo. Steins;Gate, nelle prime puntate, attua un procedimento definibile come metaletterario: per testare le potenzialità del “microonde telefonico”, Okabe invia messaggi nel passato a ripetizione senza preoccuparsi delle loro conseguenze. Si accumulano così alterazioni che non fanno altro che assecondare gli egoistici desideri di Okabe e dei suoi amici e conoscenti, fino a che le linee temporali non convergono sulla morte di Mayushi.

Mayushi tende una mano al sole, un suo piccolo rituale.

Tuturu…

Il metaletterario, nello specifico, sta proprio nella non-gestione del viaggio nel tempo. In Steins;Gate il viaggio nel tempo è concesso letteralmente a tutti, in una forma semplificata e facilmente fruibile che fa da parodia della letteratura soft sci-fi. I personaggi commettono la leggerezza di pensare che le loro azioni non possano avere conseguenze sul futuro, e il risultato è la morte dell’unica persona a non aver usufruito del microonde telefonico. È come assistere a una lezione sulla fantascienza, con tutti i “do & don’t” del caso.

Suzuha e Moeka si puntano la pistola contro a vicenda, in una delle scene più tese della serie.

Shit’s just got real.

Attenzione, però: c’è il trucco.

Dopo la morte di Mayushi, Okabe e i suoi costruiscono un nuovo dispositivo, una sorta di interfaccia neurale capace di copiare i dati mnemonici di una persona e trasferirli nel passato. Questo, combinato alla capacità innata di Okabe di mantenere la memoria delle precedenti linee temporali, dà all’uomo un’opportunità per ritornare nel passato e rimediare ai propri errori, in modo da salvare Mayushi dal suo destino.

Al di là della bellezza dell’idea in sé, questa seconda fase della serie ci offre anche il reale messaggio che Steins;Gate intende trasmettere: quello di Okabe, infatti, è un percorso di crescita. Durante il suo viaggio attraverso il tempo, lo scienziato pazzo si libera dell’egoismo infantile che lo spinge a tenere le persone a cui tiene “in ostaggio”, e ritorna sui propri passi per rimediare ai propri errori. Quello di Okabe è un gesto maturo, da adulto, e ciò è confermato nelle splendide puntate finali, che intessono un mosaico congegnato a meraviglia in cui tutti i paradossi della trama si sciolgono senza buchi o forzature.

Il misuratore di divergenza, strumento usato da Okabe per orientarsi fra le linee temporali.

Lo vedete questo numero? Diventerà la vostra ossessione.

A questo si aggiunge un’ottima caratterizzazione dei personaggi, ognuno dei quali ha un proprio perché nell’economia dell’opera. La stessa Mayushi, all’apparenza solo una pedina sacrificale, si rivela un elemento chiave per la crescita psicologia di Okabe, aiutandolo a disfarsi delle proprie paure.

Kurisu e Okabe si guardano fissamente alla luce del tramonto. Sapete cosa sta per succedere.

Chi ha detto che gli OAV non aggiungono niente alla trama?

Lo stile di disegno, infine, è originale ed eccezionalmente curato, così come il character design e le ambientazioni, molto varie e sempre adatte al mood del momento.

Un gran bel lavoro, insomma, che consiglio non solo agli amanti della fantascienza, ma a chiunque sia in cerca di una storia affascinante, appassionante e coinvolgente.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
Based-sama

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A proposito di Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.

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