Ritorno al futuro, arrivo al presente

Varie - Page 37
L’anno è quello giusto, il 2015, e  oramai ci siamo.
Il 21 ottobre una lampo di luce squarcerà il buio e dal nulla apparirà una Delorean DMC-12 da cui usciranno un giovane ragazzo e un alto scienziato con grandi occhi!
In realtà, probabilmente niente di tutto questo accadrà e probabilmente quello che sto dicendo vi sembrerà da pazzi, soprattutto se avete dodici anni, non sapete cosa sia un MewTwo e pensate che Transformers sia un capolavoro.
Ma andiamo con ordine, parliamo di una trilogia cinematografica che ha segnato più di una generazione, al pari di Indiana Jones (lasciate perdere “Il regno del teschio di Chiellini”) e di Star Wars (lasciate perdere quelli dove Liam Neeson muore a caso e quello dove c’è Anakin che dice che la sabbia gli si infila nella crepa della chiappe), ma a che differenza di queste due non è mai stata continuata o reboottata per operazioni commerciali fallimentari grazie al regista Robert Zemeckis che si è sempre fermamente opposto. Parliamo di Ritorno al Futuro.

La trama la sanno anche i sassi, ma ripetiamola per dovere di cronaca: il giovane Marty è un orgoglioso  ragazzo che passa le sua giornate ad evadere dalla tremenda routine della sua piccola città, suonando la sua chitarra, correndo sullo skate, passando del tempo con la sua ragazza, andando a trovare il suo amico Emmet “Doc” Brown eccentrico scienziato. La sua vita è fatta da insuccessi scolastici, dal padre umiliato dal vecchio rivale Beef Tannem e dalla famiglia problematica e rumorosa.
Poi un giorno Doc gli mostra la sua ultima invenzione: una Delorean in grado di viaggiare nel tempo raggiungendo le 88 miglia orarie.
Da qui si snoda tutta la storia, fatta dal primo capitolo in cui si viaggia nel 1955, dal secondo, dove Zemeckis dà la sua interpretazione di quello che è il 2015 (toppando clamorosamente) per finire nel Far West.

Ma perché Ritorno al Futuro funziona così bene? Prima di tutto, il regista. Zemeckis ha lo spirito di chi sperimenta, ma lo fa sempre con i soldi intasca, quindi riesce ad ottenere ottimi risultati!
Poi, il viaggio nel tempo, tutto migliora col viaggio nel tempo!
Immaginate se in “The Lady”, nel primo episodio, Chang arrivasse dal 1920 per dire “c’è uno uomo per lei”… No ok, forse ho esagerato!
Ma in questo caso il viaggio nel tempo viene usato con saggezza, facendo viaggiare i nostri personaggi con lo scopo di raccontare qualcosa: tipo la spensieratezza del 1955, il modo che i giovani avevano di divertirsi, mondo che forse era un po’ troppo fatato, troppo alla “Happy Days”, infatti sotto quell’aspetto da angelo, la giovane madre di Marty si scopre una fumatrice e una bevitrice.
Nel secondo film, può essere vera la critica “eh ma il 2015 non è così”, però pensate: nel cinema del 2015 cinematografico di Back to the future, proiettano lo squalo 19, e quanti remake, reboot, sequel abbiamo oggi? Un sacco! I giovani si vestono in maniera assurda e fanno bravate pericolose e imbarazzanti, vi ricorda qualcosa? Doc si fa un inutile lifting … ricorda nulla?
Nel terzo film, ambientato nel west la trilogia si conclude, lasciando più spazio alla commedia e all’assurdo, per certi aspetti il terzo film è un grazioso omaggio a Verne, citato come fonte di ispirazione da Doc nell’arco della pellicola. Non solo è una simpatica lista di citazioni al vecchio cinema western, ma il modo di raccontare le origini dell’America, facendoci vedere come, alla fine di tutto, non cambia mai nulla nel tempo, e di come uno si scelga il proprio futuro in base alle proprie decisioni.

Quindi la trilogia sarà forse “datata” e forse ci faccio troppa dietrologia, ma BTTF ha quell’impagabile gusto fantascienza-umorismo che poche altre volte capita di vedere.
Non so se sono solo io che sto invecchiando, ma se ripenso a guerre stellari o a Indiana Jones, ho un bel ricordo divertente, ma se penso a Ritorno al Futuro, la sensazione è diversa, perché non c’è epica, non c’è azione forsennata,  ma solo una storia di un ragazzo, il suo vecchio amico e una Delorean.

Commenti

comments

I commenti sono chiusi.