Recensione Stranger Things: Cose Strane

Cosestrane
Prendete i film d’avventura per ragazzi degli anni ’80, metteteci citazioni più o meno  palesi di quel periodo storico, metteteci citazioni di alto livello che vanno da Kubrick, arrivano a Cronenberg e passano per Carpenter, metteteci un’atmosfera in stile Stephen King, infilateci un tizio che assomiglia molto a Jack Nicholson e della musiche di sintetizzatore molto immersive.

Fatto?

Fatto?

Il risultato poteva essere un orrido mescolone di strizzatine d’occhio ai fan dei Goonies, con jumpscares casuali da parte di mostri gommosi e poco credibili, o poteva essere un prodotto televisivo di alto livello.
Quale è delle due?

La seconda che hai detto

La seconda che hai detto

Stranger Things è una serie Netflix del 2016 creata dai Duffer Brothers, dove hanno voluto omaggiare il cinema anni ’80, in particolare Spielberg, Carpenter e George Lucas, non solo nella messa in scena, ma anche nel tipo di scrittura e di recitazione richiesta al cast.
Diciamo che il fatto di essere una “serie omaggio” rende tutto particolarmente prevedibile a livello di avvenimenti, anzi, diciamo che nel primo episodio la serie ti mostra tutte le carte che ha in mano buttandole in tavola, facendoti già capire dove andremo a parare, ma la cosa straordinaria è che tu rimani incollato allo schermo per tutti gli otto episodi, appassionandoti alla trama e ai personaggi.

So che vi state chiedendo che cosa sia di così esaltante da spingerti anche solo a iniziarla, quindi mi sembra doveroso rispondere. La serie ha una forte componente horror, dove uno strano mostro dalle braccia molto lunghe e senza faccia (che non è Slenderman) si palesa nel mezzo di una piccola cittadina nell’ Indiana e porta ad una serie di cose strane… Anzi, cose più strane.
Il cast è ricco e variegato, ogni attore è bravissimo, dando una menzione d’onore al gruppo di bambini presenti nel cast che hanno tipo 13 anni e che sono bravissimi, allora tu ti ricordi Daniel Radcliffe nel primo Harry Potter e pensi a quanto bene faceva il padre di Michael Jackson con il figlio… Ma sto divagando.
Altro personaggio straordinario per l’interpretazione è Winona Ryder, che per noi giovanotti degli anni ’90 ci ricorda Edward Mani di Forbice e Beetlejuice, prima che Johnny Depp si tatuasse “Winona Forever” usando un chiodo e che si tagliasse un dito per scrivere insulti alla ex-moglie… Ma sto divagando di nuovo!
La Ryder è perfetta, dolce, disperata e tutto ciò che è il suo personaggio, che non viene mai portato sopra le righe e che si mescola perfettamente a tutto il resto del cast senza “mangiarsi” gli esordienti, come i bambini.

E c'è David Harbour che assomiglia a Jack Nicholson!

E c’è David Harbour che assomiglia a Jack Nicholson!

Per quanto riguarda la regia c’è poco da dire, veramente un prodotto ben studiato che rispetta gli standard qualitativi a cui ci siamo abituati in questa epoca moderna in cui la TV fa molta più roba di qualità del cinema. Movimenti di macchina ben studiati e una fotografia funzionale, ma che al tempo stesso trasmette stati d’animo giusti per la scena, facendoci entrare dentro la serie e facendoci riemergere dopo otto episodi col desiderio di vederne ancora.

Sembra che ne faranno una seconda stagione ….

YEEEEEEEEEEEHHHH

YEEEEEEEEEEEHHHH

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