Streets of Japan: il Giappone di Based-sama (parte 1)

Ebbene sì, sono andato in Giappone. Ma potevo mai abbandonare i fedeli di Pollo? Ecco quindi un resoconto del mio viaggio nel Paese del Sol Levante, con annessi consigli per chi volesse portare a Oriente il verbo del sommo Pollo.

Prima di cominciare vorrei ringraziare la mia guida dalla competenza, disponibilità e simpatia fotonica e i miei compagni di viaggio, un enorme gruppo di diciotto persone che ha contribuito a rendere indimenticabile questa esperienza.

E ora, si parte.

 

Giorno 1: Kyoto

Avete presente il frinire delle cicale negli anime? È forte, no? Ebbene, vi assicuro che è forte anche nella vita reale. In Giappone le cicale sono Maggioloni in miniatura, con un motore a scoppio che va avanti dall’alba al tramonto. E manco a dirlo, la mia camera sta proprio davanti a un albero pieno di cicale. Pertanto mi sveglio alle cinque e mezzo, e ho tempo di osservare la stradina del ryokan nella tenue luce dell’alba, con il frinire delle cicale in sottofondo.

*Momento contemplativo*

Okay, devo andare in bagno.

Nel frattempo, a Neo-Tokyo 3...

Nel frattempo, a Neo-Tokyo 3…

Una volta uscito trovo un piccolo fast food per la colazione. Indico la mia scelta sul menu al cameriere, e dopo pochi minuti ecco che arriva: riso con anguilla grigliata. Perfetto.

Prendo l’autobus e mi reco alla prima tappa: il tempio Sanjusangendo, “I trentatré spazi tra le colonne”, famoso per ospitare milleuno statue di Kannon, il “Buddha della vita futura”, tutte di legno dorato. L’interno è permeato da un fortissimo profumo di incenso, e c’è un’atmosfera molto raccolta. Al tempo stesso, tuttavia, ci sono molte persone che parlano, banchetti che vendono souvenir e cartigli di buon augurio, e l’onnipresente frinire delle cicale. L’effetto complessivo è molto diverso da quello che si ha in una chiesa occidentale: in Giappone si respira una spiritualità più naïve, più legata alle piccole superstizioni che ai grandi rituali, ma non meno profonda e sentita.

Niente battute sulle palle, niente battute sulle palle, niente battute sulle palle...

Niente battute sulle palle, niente battute sulle palle, niente battute sulle palle…

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Dopo aver bevuto mezzo litro d’acqua in trenta secondi per combattere l’afa calda, prendo un secondo autobus per spostarmi al tempio Kyomizu-dera. È un tempio buddista, ma è annesso a un santuario shintoista famoso per ospitare una sorgente di acqua pura foriera di illuminazione. Io la assaggio, e la rivelazione arriva:

– Ma è quello della Lola!

All’interno del santuario trovo due sassi a pochi metri l’uno dall’altro. La guida mi spiega che, secondo la leggenda, chi percorre la strada tra i due sassi ad occhi chiusi troverà l’eterno amore. Ci provo.

… e niente, morirò solo.

Poco lontano dai sassi amorosi si trova invece un ceppo graffiato e avvolto da corde e pezzi di carta. La tradizione vuole che le concubine dell’imperatore lo graffiassero per sfogare la propria ira per le nuove arrivate, e che gli confessassero i loro desideri più crudeli perché si avverassero. Io mi avvicino al tronco e chiedo malignamente che la prossima stagione di Sherlock non arrivi mai in Italia. Muahahaha!

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Ci spostiamo infine nella zona vecchia di Kyoto. Qui, tra bancarelle di cetrioli da passeggio e case tradizionali, passeggiano ragazze in yukata e geisha apprendiste, oltre a frotte di turisti cinesi. Le geisha “senior”, invece, sono poche, ed escono solo per pochi minuti al giorno. Tra l’altro, non è che siano di chissà quale fascino: al contrario di quanto si pensi, le geisha non sono prostitute, ma custodi delle arti. La loro istruzione comprende canto, danza e strumenti tradizionali, ma anche poesia e letteratura classica. Non è un caso che i gaijin, gli stranieri, non possano ingaggiarle.

Scorci di vita dal Giappone

Scorci di vita dal Giappone

La giornata termina con una passeggiata attraverso la zona dei templi. E mentre il tramonto colora di rosso gli spioventi delle ville tradizionali, comincio a pensare a cosa fare per cena.

Insieme ai miei compagni di viaggio decido per un izakaya: un ristorante tipico in cui, a un prezzo fisso, si possono assaggiare vari piatti… con alcolici illimitati.

La prima giornata si conclude così con l’avvistamento del rarissimo tasso alcolico, l’unico animale visibile solo da sbronzi.

***

I pro tip di Based-sama (parte 1):

1) Cercate un convenience store (combini) vicino a dove alloggiate. Si tratta di supermercati aperti 24/7, perfetti per procacciarsi spuntini e colazioni a poco prezzo, e vendono anche piatti precotti e rosticceria.

2) Se vi spostate in autobus, comprate i biglietti giornalieri. Risparmierete bei soldi.

3) La carta igienica jappa ha uno spessore di trenta micrometri. Io vi ho avvertito.

Based-sama

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.

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