Streets of Japan: il Giappone di Based-sama (parte 2)

Ebbene sì, sono andato nel Paese del Sol Levante. Ma potevo mai abbandonare i fedeli di Pollo? Ecco quindi un resoconto del mio viaggio in Giappone, con annessi consigli per chi volesse portare ad Oriente il verbo del sommo Pollo.

Se vi siete persi la prima parte, sappiate che siete delle cattive persone, ma vi perdono e vi offro una possibilità di redenzione qui.


Giorno 2: Ancora Kyoto

Dopo una sobria colazione a base di zuppa di verdure con uovo crudo, un autobus straripante di turisti mi accompagna fino al palazzo imperiale di Kyoto, residenza dello shogun Tokugawa Ieyasu.

Il portale d'ingresso del palazzo imperiale.

Il portale d’ingresso del palazzo imperiale.

Il palazzo è circondato da splendidi giardini, con annesso anche un laghetto artificiale dove ho la fortuna di osservare un airone, animale simbolo della casa imperiale giapponese. La vegetazione è curata in modo da sembrare naturale, realizzando l’integrazione tra natura e architettura tipica del Giappone.

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Entrando nel palazzo, la cosa che colpisce di più è il pavimento: basta calpestarlo lievemente per udire un leggero (e straordinariamente realistico) cinguettio, caratteristica da cui deriva il nome di “pavimento dell’usignolo”. Chiedo alla fotonica guida il motivo della cosa, e lei mi spiega che il suono è provocato dalla pressione delle assi su un sistema di camere d’aria integrato nel pavimento. L’obiettivo del barbatrucco sembra tirato fuori da un fumetto: prevenire le incursioni dei ninja, che per quanto invisibili e silenziosi avrebbero scatenato il putiferio al primo passo.

Anche se io, personalmente, penso che fosse un modo per sgamare gli imperiali rampolli che tornavano a tarda notte dopo la serata ignorante.

Per il resto, il palazzo è molto più sobrio delle regge europee: a parte le pareti in foglia d’oro, le ampie stanze sono quasi del tutto spoglie, e i pavimenti sono in semplice stuoia. Tutto è in asse con la filosofia zen, che pone come fine ultimo della vita il nulla, ossia il ricongiungimento con l’universo.

Ergo, nemmeno una sedia. Pensate l’artrite.

La vista dalle terrazze del palazzo. Bella, eh?

La vista dalle terrazze del palazzo. Bella, eh?

Mi sposto nuovamente, destinazione: Kinkaku-ji, il padiglione d’oro. Non è un tempio vero e proprio, ma una pagoda privata fatta edificare dal nobile Ashikaga Yoshimitsu nel mezzo di un lago limpido circondato da un lussureggiante giardino.

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Il padiglione d’oro.

L’edificio è in legno, ma quasi interamente ricoperto di foglia d’oro. Sulla sua cima svetta un airone dorato, e il suo interno non è visibile, ma la guida me lo racconta. Al terzo e ultimo piano, in particolare, c’è solo uno specchio d’acqua che riflette il soffitto, simulando l’infinità del vuoto.

Nisshin soba, piatto tipico di Kyoto. E sì, quella è una sardina intera.

Nisshin soba, piatto tipico di Kyoto. E sì, quella è una sardina intera.

La tappa successiva, giustamente, è il Ginkaku-ji, il padiglione d’argento. Per raggiungerlo bisogna fare una salita abbastanza lunga, lungo la quale tornano i mitici cetrioli da passeggio e ho modo di assaggiare il gelato al tè verde venduto ovunque. Prevedibilmente, non è un vero gelato, ma piuttosto un sorbetto molto denso, ma il gusto mi colpisce: non solo è buono, ma sa davvero di tè verde!

Raggiunta la mia destinazione, mi avventuro nel parco del Ginkaku-ji. L’edificio è una pagoda fatta costruire da Ashikaga Yoshimasa (nipote di Yoshimitsu), ma stavolta il nome è ingannevole: il legno della struttura non è rivestito. Infatti, nel periodo di costruzione, guerre intestine prosciugarono la tesoreria imperiale del Giappone, e Ashikaga decise di dare il buon esempio tagliando le spese del suo buen retiro.

I politici italiani, proprio.

Il padiglione d'argento, senza l'argento.

Il padiglione d’argento, senza l’argento.

Poco lontano dalla pagoda, si trova un giardino zen. Non è altro che una distesa di ghiaia rastrellata giornalmente, ma anche in questo caso c’è un significato preciso: come l’uomo, la ghiaia è mutevole e fragile. Le intemperie la spostano e la sgretolano, confondendo il suo disegno. Tuttavia, ogni mattina si ricomincia da capo.

Il giardino zen.

Il giardino zen.

Se dovessi dare una definizione di “quality time”, sarebbe di certo quello che ho passato a fissare questa semplice distesa di ghiaia, senza orologi a scandire i miei orari, mentre il sole si abbassava lentamente sull’orizzonte del Giappone.

***

I pro-tip di Based-sama (parte 2):

4) La frutta, in Giappone, è venduta a prezzi da gioielleria fine. Se volete evitare lo scorbuto, setacciate i supermercati in cerca di ananas pretagliato e scolatevi integratori vitaminici come fossero acqua fresca.

5) Parlando d’acqua, in Giappone costa un botto. Il mio consiglio è di comprare un bottiglione da due litri e riempirlo con acqua di rubinetto ogni sera. Fidatevi: avrete un sacco di altra roba per cui cazzare i soldi.

6) Prendetevi tempo. Visitate i vicoli, le strade secondarie, i posti a cui non dareste un centesimo. Troverete un Giappone che nessuna agenzia di viaggi potrà mai proporvi.

Angoli di Giappone nascosti in piena vista.

Angoli di Giappone nascosti in piena vista.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

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