Streets of Japan: il Giappone di Based-sama (parte 3)

Ebbene sì, ho fatto un viaggio in Giappone. Ma potevo mai abbandonare i fedeli di Pollo? Ecco quindi un resoconto del mio viaggio nel Paese del Sol Levante, con annessi consigli per chi volesse portare ad Oriente il verbo del sommo Pollo.

Non avete letto le prime due parti? Rimediate ai vostri errori qui!

Giorno 3: Scale, corna e dolore fisico.

Stavolta, la colazione la facciamo a modo mio. Mi reco al conbini all’angolo della strada, faccio un cenno al commesso e gli indico il nikuman in vetrina. È un fagottino di pane al vapore ripieno (nel mio caso di carne), da consumarsi bollente. Il commesso non spiccica una parola d’inglese, ma tenta di spiegarmi che quelli esposti non sono ben caldi, e va nel retro per prenderne uno appena sfornato.

La gentilezza è una caratteristica dei giapponesi che ho apprezzato molto: in generale sono molto disponibili, e cercano di aiutare anche quando non ne hanno i mezzi – primi fra tutti, quelli linguistici.

Pago, ringrazio e mi avvio verso la stazione di Kyoto per incontrarmi col resto del gruppo. Faccio per dare un morso alla mia colazione, e allora la sento: marmellata di fagioli dolci azuki. Sigh.

Uno...

Uno…

Un treno mi porta verso la periferia di Kyoto, al Fushimi Inari Taisha. Si tratta di un santuario shintoista dedicata a Inari, il dio volpe, la cui caratteristica principale sono i numerosi torī, portali di legno donati dai fedeli e disseminati in un saliscendi che si snoda lungo il terreno consacrato. Chiedo alla guida quanti siano, e lei mi risponde con un numero allarmante: diecimila.

– Ah, ma non sono proprio diecimila, – precisa. Io tiro un sospiro di sollievo, ma lei va avanti: – Sono un po’ di più!

Speravo fossero chimeko selvatici, ma niente.

Speravo fossero chimeko selvatici, ma niente.

Dunque, ricapitolando: diecimila portali, circa cinque chilometri in salita con gradoni alti da dieci a quindici centimetri, trentotto gradi, novanta percento di umidità, il tutto in mezzo ad una foresta infestata da zanzare grandi come chihuahua. Grazie, Giappone.

Grazie.

Duemila novecentosettantaquattro...

…duemilatrecentosettantaquattro…

Con Eye of the Tiger che mi suona in testa, mi inerpico sulla scalinata. Arrivato alla quarta terrazza, il prezzo dell’acqua dei distributori automatici decolla a duecentocinquanta yen. Ma io ho la mia marcissima bottiglietta di acqua radioattiva stile Fallout presa dal lavandino del ryokan, e mi siedo a dissetarmi e riprendere fiato sui cadaveri di quelli che non ce l’hanno fatta.

...novemila-cinquecentotrenta...

…novemilacinquecentotrenta…

Mentre lo spazzino passa a ramazzare via i caduti, io riprendo la mia eroica salita. La foresta non è molto diversa da quelle a cui siamo abituati, ma i torī la colorano di rosso acceso, creando un contrasto molto suggestivo. Visioni mistiche di Haruhi Suzumiya mi spronano a salire fino in cima, dove posso finalmente godere della vista di tutta Kyoto. In un piccolo momento di magia, Mikuru discende dalle nubi per portarmi un cartiglio che certifica la mia appartenenza alla Brigata S.O.S. La pace dei sensi.

Diecimila!

Diecimila!

E poi si scende. Eh sì.

Un piccolo cimitero annesso al santuario.

Un piccolo cimitero annesso al santuario.

Il lato spooky del Giappone.

Il lato spooky del Giappone.

Un nuovo treno ci porta a Nara, la più antica capitale imperiale stabile del Giappone.

Nara è famosa per due cose: il tempio Todai-ji e i cervi. Le bestie, infatti, non solo sono libere di circolare in città, ma essendo ritenute sacre sono assistite da veterinari e nutrite generosamente dai turisti. Ci sono ovunque bancarelle che vendono biscotti fatti apposta per i cervi, e lungo il viale che porta al tempio si ammassa una folla di persone intente a foraggiare i ruminanti.

Con tutte queste corna, sembra lo studio di un avvocato divorzista.

Con tutte queste corna, sembra lo studio di un avvocato divorzista.

Potete ben comprendere, dunque, come i “cervi erranti di Nara” siano più simili a teppisti che a teneri Bambi: devo difendermi a più riprese dai loro tentativi di divorarmi la mappa, lo zaino, perfino la telecamera. La gente mi guarda male quando ne minaccio uno in barese stretto, ma alla fine, uno di loro mi molla un morso sulla natica destra.

Lontano, in un convento di monaci dediti al silenzio, un anziano amanuense trema nell’avvertire una potente perturbazione nella cristianità proveniente dal Giappone.

Mi ricompongo e mi faccio largo fra gli erbivori maledetti usando i miei compagni di viaggio come scudi umani, fino a raggiungere il Todai-ji. È la struttura lignea più grande del mondo, cosa che spesso si legge sui libri di storia dell’arte. Ma fidatevi: nessun libro vi potrà mai dare un’idea di quanto sia enorme questo tempio.

Il Todai-ji.

Il tempio del grande Buddha…

Al suo interno vi è una statua di Buddha nella posizione del loto e poco altro, ma ciò che è veramente impressionante è il fatto che TUTTA la struttura sia di legno, e che si tenga in piedi da sola nonostante la pioggia e i tarli. Ovviamente viene ristrutturato periodicamente, ma resta il fatto che sia una visione da mozzare il fiato.

...e il Buddha.

…e il grande Buddha.

Un’altra giornata finisce. Aggirandomi per i vicoli di Nara trovo una scultura di tre ragazzi in monociclo, di cui la guida stessa ignorava l’esistenza. Non sono ancora riuscito a capire di cosa si tratta, ma me la ricorderò sempre come il mio personalissimo angolo di Giappone.

viaggio in giappone

Ma chi ve lo fa vedere, un Giappone così?

***

I pro-tip di Based-sama (parte 3):

7) In Giappone, l’inglese è come il gatto di Schrodinger: esiste e non esiste, nel senso che in teoria lo parlano, ma in pratica quando lo parlano non si capiscono nemmeno loro. Perciò portatevi un frasario o preparatevi al peggio.

8) La marmellata di fagioli dolci non è poi così male. I vostri compagni di stanza non la penseranno allo stesso modo, però.

9) Prima di uscire, fatevi una maschera facciale impastando crema solare e antizanzare. No, sul serio, vi ridurrete a ponfi ustionati.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
Based-sama

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A proposito di Based-sama

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