Sugli universitari, creature urbane del mondo moderno

Bologna: la protesta dei tornelli e gli scontri tra universitari e polizia accende il dibattito e, come sempre, io arrivo sul pezzo con la puntualità caratteristica della nottola di Minerva. Quasi tutto quello che si poteva dire riguardo la protesta in sé, le sue motivazioni e le sue reazioni è stato già detto quindi mi piacerebbe approfondire quella misteriosa figura che è lo studente universitario.

Lo so, ho già parlato della condizione dell’essere studenti universitari ma, al tempo, l’ho fatto in modo leggero e scherzoso. Oggi voglio tornare sull’argomento e farlo in modo serio, dopo aver acquisito un anno e mezzo di studentanza in più, e soprattutto dopo aver fatto un salto di livello e aver speso i miei punti abilità per sbloccare la modalità “fuorisede“.

Un punto giustamente sollevato nel dibattito tornelli è stato: le aule studio sono anche un luogo di aggregazione sociale, la vita universitaria non può essere fatta di solo studio. Soprassedendo sulla situazione della famigerata Zamboni 36 l’affermazione è vera in parte: sì, le aule studio sono un luogo di aggregazione ma non è sicuramente il luogo migliore dove socializzare in senso classico nè tanto meno il posto dove conoscere gente. Personalmente non ho conosciuto nessuno che abbia trovato l’anima gemella in biblioteca ma il teorema della scimmia infaticabile sarà pronto a smentirmi. Rimane il fatto che la socialità presente nelle sale studio è quella delle pause caffè, dei gruppi di studio e dei progetti a molte, troppe mani. Certo, ci sono figure che mettono radici nelle biblioteche senza cocludere molto ma la procrastinazione non è un elemento poi così sociale. Una menzione d’onore va fatta ai fuori corso storici in grado di distrarre il più stoico degli studiosi.

Immagine umoristica di uno scheletro vestito in modo cool

Un esemplare di fuoricorso: si dice sia la terza facoltà a cui si iscrive.

La vita universitaria è, quindi, solo studio? Sì e no. In verità ci sono molti fattori che incidono: primo tra tutti sono le scelte e le attitudini personali. Arrivati all’università, si giunge alla fase in cui il secchione diventa una figura rivalutata con un pizzico di invidia. Ovviamente, stare al passo con gli esami comporta molti sacrifici e rinunce e questo non è chiaro neanche agli studenti stessi. Ogni persona ha i propri ritmi ma soprattutto le proprie priorità: c’è chi sceglie di mettere da parte tutto per concentrarsi per gli studi, chi preferisce dare peso anche ai proprî hobbie, chi ha bisogno di curare molto la propria socialità e chi semplicemente si perde nei troppi stimoli perdendo di vista gli esami incombenti.

Nelle note città universitarie sono proprio gli stimoli la questione più stereotipata. Anche qui è tutta una questione di scelte: non tutti colgono la movida notturna allo stesso modo, non tutti finiscono per spaccarsi di canne e il mondo non si divide tra borsisti che devono fare tutto di fretta e borghesi che scialacquano i soldi del papi in erba, andando fuori corso. Il panorama universitario è piuttosto variegato e comprende gli ambiziosi, quelli che vogliono buttarsi in politica, quelli che ci credono veramente, gli attivisti, i fancazzisti cronici e tutta una serie di figure dal basso profilo.

Ragazzo beve birra in una festa per universitari

Essere universitari è ubriacarsi ogni sera nei festini dedicati

Gli universitari sono, allora, una piaga della società moderna? Sicuramente non gode di un’ottima reputazione. Tra l’esigenza sempre più stringente di trovare un lavoro, i legittimi dubbi sulla convenienza del percorso universitario e la svalutazione complottista del sapere accademico, sempre in meno ambiscono a far parte dell’elite intellettuale per diventare i professoroni del domani (o forse è anche una questione di scarse prospettive ma non ditelo in giro). Probabilmente è anche vero che nell’idea di professionisti del futuro, auto-costruiti e dal successo rapido e lampante pochi sono portati a pensare che il sapere accademico serva ancora a qualcosa, tanto tutti quei nerd che hanno fatto fortuna coi computer hanno mollato l’università.

Il fatto è che, diciamocelo, non è la laurea a renderti magicamente intellettuale, soprattutto quando ci si rende conto che molti laureandi non sanno l’italiano, ma è l’attitudine personale e la capacità di avere interessi anche al di fuori del proprio specifico campo di studi a fare la differenza. Parlare vagamente di universitari è troppo riduttivo e ignora il fatto che per quanto potremmo essere il futuro della società, la classe dirigente e la cultura del domani siamo in realtà un miscuglio disomogeneo di gente dagli schemi mentali molto diversi. Tra l’altro, non tutti ce la faranno e molti saranno stati universitari senza diventare professionisti o studiosi o nemmeno titolati.

Già che ci sono, vorrei toccare un ultimo tasto dolente: è vero che ci sono corsi di laurea più difficili di altri ma è vero anche che molto dipende dai singoli atenei. Quindi basta rosicare perchè quelli di lettere hanno anche il tempo per fare altro nella vita pur andando bene, prendiamocela piuttosto con quelli che si lamentano troppo dei lati negativi della carriera scelta.

Gioleppo

Gioleppo

Giovane, irascibile, presuntuoso e A E S T H E T I C.
Decisamente uno che si fa le menate.
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A proposito di Gioleppo

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