Tre buoni motivi per NON guardare Grey’s Anatomy

Siete delle ragazzine in fase adolescenziale in piena esplosione ormonale?
Siete delle casalinghe frustrate ed annoiate e vostro marito non vi soddisfa?
Perfetto, allora molto probabilmente undici anni fa circa avete intrapreso la strada della perdizione e della sodomia dando fiducia ed iniziando a seguire con il vostro animo da amanti delle telenovelas quella serie tv che tanto prende sotto gamba il panorama medico mondiale presentandoci i dottori come persone con un solo pensiero in testa: scopare (come direbbe il buon Maccio Capatonda). Di che serie stiamo parlando? Ovviamente Grey’s Anatomy.
In queste ultime settimane diverse persone, fan della serie creata da Shonda Rhimes, hanno avuto a che dire sulla decisione della showrunner di tagliare definitivamente fuori da Grey’s Anatomy colui che è stato uno dei volti (se non IL volto) per tutti questi anni di messa in onda: Derek Shepherd, infatti, è stato fatto morire in malo modo dopo esser stato tenuto in disparte per tutta l’undicesima stagione.

Questi turbolenti fan, scossi alla visione del proprio sogno erotico che perde la vita, si son più volti ripetuti con il motto “R.I.P Grey’s Anatomy“: dal loro punto di vista, per l’appunto, la serie stessa sarebbe morta con la sparizione definitiva dalla scena di Derek, non rendendosi conto che effettivamente la serie ha perso ormai mordente e verve da almeno cinque-sei anni a questa parte.
Eccovi quindi un piccolo sunto sul perché Grey’s Anatomy fosse morto prima della dipartita di Derek Shepherd.

 

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1) Una serie che sente il peso degli anni
E’ fisiologico che una serie si appesantisca e perda energia con il procedere delle stagioni. E’ successo per Dexter, è successo per The X-Files prima ancora e succederà sempre: andando avanti a raccontare la propria storia si fa sempre più fatica ad avere qualcosa di nuovo ed appetibile per il pubblico. Anche per Grey’s Anatomy il tramonto sembra sempre più avvicinarsi: dopo undici stagioni e più di 240 episodi mandati in onda è ovvio che il materiale cominci a scarseggiare (a dire la verità scarseggia già da tempo, ma a molti basta vedere il bel visino di un paio di attori e della trama non frega un cazzo a nessuno, ma ci arriveremo). Quello che rimane da fare è cercare di chiudere in bellezza lo show così come lo si era iniziato, concludendo così con un successo e non a causa magari di un crollo d’ascolti (My Name Is Earl insegna).

 

2) Troppe morti tra i personaggi principali
Premessa: i morti son ciò che tengono lo spettatore incollato alla sedia e che animano lo show e quindi è giusto che anche tra i personaggi principali possano esserci alcune defezioni così da non dare punti di riferimento allo spettatore. Ma una cosa è far morire un personaggio, un conto e ucciderne uno a stagione quasi fosse diventato un rito.
C’è un motivo per cui il finale di stagione, ormai da tempo, appare agli spettatori come un toto morto; vediamo più da vicino i vari personaggi fatti scomparire (o che si sono allontanati dalla serie):
– Preston Burke (Isaia Washington): viene fatto sparire nel finale della terza stagione;
– George O’Malley (T. R. Knight): muore in sala operatoria dopo un incidente stradale;
– Izzie Stevens (Katherine Heigl): si allontana da Alex Karev e quindi da Seattle nella sesta stagione;
– Lexie Grey (Chyler Leigh): muore in un incidente aereo nel finale dell’ottava stagione;
– Mark Sloan (Eric Dane): viene fatto morire (offscreen) a causa dell’incidente aereo;
– Cristina Yang (Sandra Oh): si allontana da Seattle nel finale della decima stagione;
– Derek Shepherd (Patrick Dempsey): muore in un incidente d’auto e a causa della negligenza ospedaliera del posto in cui viene trasportato successivamente.

 

3) Un susseguirsi di catastrofi naturali e non
Grey’s Anatomy ha abituato i suoi spettatori alle così più strane e più inaspettate, regalando dei veri e propri episodi catastrofici nei quale la cittadina di Seattle e più precisamente l’ospedale nel quale la serie ha luogo, viene colpita e presa di mira da catastrofi naturali e non. Vanno infatti menzionati:
– l’ordigno inesploso che viene portato all’interno dell’ospedale (seconda stagione);
– l’incidente del ferryboat (terza stagione);
– la sparatoria all’interno dell’ospedale (sesta stagione);
incidente d’auto di Callie e Arizona (settima stagione);
incidente aereo in cui moriranno Lexie e Mark ed in cui Arizona perderà una gamba (ottava stagione);
tempesta + scoppio dell’autobus ribaltatosi di fronte all’ospedale (nona stagione);
incidente d’auto di Derek (undicesima stagione);
– vari terremoti verificatisi nell’arco delle undici stagioni;
La creazione di Shonda Rhimes viene presentata come medical drama, ma tutte queste catastrofi inserite all’interno della serie la fanno assomigliare sempre più ad un b-movie/disaster movie volto soltanto a calamitare l’attenzione dello spettatore verso la distruzione più totale, distogliendola dall’analisi dei personaggi o dalla loro reazione per i fatti che avvengono. E poi, siamo seri, stiamo parlando di una serie che parla di medici e il più delle puntate presentano argomenti che con l’argomento principale non hanno minimamente nulla a che fare.

Grey’s Anatomy è da tempo passeggero del proprio Titanic personale che lo farà affondare negli abissi, ma è singolare il fatto che sia servita una ulteriore morte eccellente tra i personaggi affinché la gran parte dei fan della serie aprisse finalmente gli occhi rendendosi conto di che ridicolo show stessero guardando: la showrunner poteva toccare qualsiasi altro personaggio, ma una volta messo mano sul sogno proibito dalla maggior parte delle donne che seguono il suo show, scoppia un vero e proprio putiferio. Ottimo lavoro Shonda, continua così.

 

Jim LaFleur

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio.
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