Vivere la Storia nel terzo millennio

Ero comodamente spaparanzato sul divano di Based-sama mentre ci godevamo una prima maratona di Madoka quando dopo l’ennesima vibrazione controllai il telefono. Tra le molte notifiche che leggevo seccato tra una puntata e l’altra, notai dei messaggi di un’amica che mi chiedeva se avessi saputo di quello che stava accadendo a Parigi. Ovviamente si riferiva agli attentati del 13/11/16 ma, essendo stato fuori dall’Internet per ore, ero completamente ignaro di ciò che stava accadendo.
Naturalmente la nostra reazione fu di sgomento però, dopo esserci informati, riprendemmo la maratona: non sembrava proprio il caso di incollarsi alla rete attendendo aggiornamenti come sciacalli affamati di news. Tanto si sa, in momenti così pieni di confusione, bisogna aspettare il mattino per avere delle notizie più definitive.

Leggermente diversamente era andata con l’attentato di Charlie Hebdo: quella volta ero in casa e scrollando le notizie poco dopo essermi svegliato notai ben presto la notizia freschissima. Oltre alle ovvie reazioni, mentre rimanevo incollato al computer per cercare di trovare conferme della notizia che sarebbero arrivate ben presto, mi guardai intorno e notai la cosa che più mi spiazzò quel giorno: la vita scorreva in modo perfettamente normale intorno a me, mentre si scriveva un capitolo di storia che molto probabilmente apparirà sui libri di Storia nelle scuole, anche solo come breve cenno di un fenomeno più grande. Quella volta, mi ero stupito di essere scampato esattamente a quella situazione che mi avrebbe travolto un anno dopo con Based-sama.

Fu naturale per me, dopo i brevi commenti con Based, che si riaccendesse quella riflessione che avevo già covato per molto tempo e che si era fatta tanto forte quando tutti dovettero scegliere se essere o non essere Charlie. Nato troppo tardi per poter vedere la fine del “secolo breve” e per poter ricordare gli altri grandi avvenimenti degli anni ’90 in modo chiaro, ero troppo piccolo per poter capire a pieno i risvolti internazionali e le differenze create dalla caduta delle torri gemelle: ovviamente sapevo che stava succedendo qualcosa di grave ma nella mia ingeniutà di bambino, ero solo seccato di vedere e rivedere le stesse crude immagini su tutti i canali della TV. Solo crescendo avrei potuto capire cosa si prova a “esserci” quando nel mondo accadono gli avvenimenti che cambiano tutto. Volevo sapere che significa vivere la Storia.

Che altro ci si poteva aspettare da uno che ha studiato la Storia con tanta curiosità, anche quando aveva capito quanto era falsa la motivazione del non commettere mai più gli stessi errori. Dopo tutto era già stato difficile separare il mito dai fatti degli antichi e il fantasy dal medioevo. Crescendo, questo desiderio si era timidamente amplificato cogliendo l’altro lato della guerra dai volti dei miei nonni, quello che neanche tutte le interpretazioni critiche sul piano politico avrebbero potuto insegnare, e imparando dai miei genitori quei pezzi di Storia che non avevo avuto modo di imparare sui banchi di scuola. Non potevo accettare che da vecchio avrei potuto raccontare solo della morte del VHS.

Vorresti vivere la storia come in dei vecchi libri polverosi?

In realtà sempre tra i banchi di scuola, avevo già vissuto dei momenti storici senza che neanche me ne rendessi conto: solo una volta, con la firma della costituzione europea, avevo vissuto un evento con delle emozioni forti ma sempre con la stessa ingenuità con cui avevo vissuto l’11/09/2001. Persino la primavera araba mi era completamente scivolata addosso, nonostante ne recepissi l’importanza storica. Tutta colpa dell’esotismo degli eventi? In fondo sono paesi vicini ma culturalmente lontani. Beh, in realtà, non era molto diverso con gli avvenimenti italiani: tutto si risolveva sempre con qualche notizia di giornale e pochi dibattiti con le solite persone.

Così, gli attentati dell’ISIS in Europa hanno distrutto un mio desiderio. Mi hanno fatto realizzare di quanto è normale vivere la Storia. Eppure Nietzsche ci aveva avvertiti e io lo sapevo: bisogna stare attenti a come si studia il passato, e io, che avevo avuto tanta fortuna di riuscire a studiarla quasi sempre con dei buoni professori, ci ero cascato in pieno. Avevo maltrattato il passato.

Di chi poteva essere la colpa? Beh probabilmente erano i media: in un momento in cui siamo bombardati di informazioni in cui sta a noi fare selezione e capire attendibilità e dimensioni, in cui le grandi stampe trattano allo stesso modo politca internazione, gossip e video di gattini diventa difficile mantenere una cognizione del peso delle notizie. Per non parlare del modo stesso di fare notizia: sempre iperbolico e carico di tutto quel marketing necessario a mandare avanti l’industria dell’editoria in crisi. Però c’è qualcosa che non quadra: anche quando sei così vicino o quando sei proprio presente della notizia, che sia di cronaca locale o di qualche evento più grande ed esteso come l’approvazione di una legge, la cosa non cambia.

Qualunque grosso evento, anche se largamente condiviso con tanta gente, rimane nella mia testa meno potente dei mie aneddoti. La verità è che la colpa è tutta nostra o forse non lo è di nessuno: tutto dipende da quanto siamo personalmente coinvolti da un fatto, da quanto questo ha il potere di segnarci per sempre, dipendentemente da ciò che ci sta sempre a cuore. Quindi se non prendiamo le cose così sul personale, un po’ come gli attivisti più burberi, dovremo aspettare qualche evento molto forte per poter dire finalmente, anche solo per un po’, com’è vivere la storia.

Gioleppo

Gioleppo

Giovane, irascibile, presuntuoso e A E S T H E T I C.
Decisamente uno che si fa le menate.
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A proposito di Gioleppo

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