Westworld ai Golden Globe: gli infausti risultati

Westworld è rimasta a becco asciutto dalla recente premiazione ai 74° Golden Globe e non si può che essere sbalorditi da tale notizia. Nominata in tre categorie (miglior serie drammatica, miglior attrice in una serie drammatica e miglior attrice non protagonista), la serie di produzione HBO e creata dai coniugi Nolan non ha raccolto nulla a dispetto di quanto di buono abbia seminato.

Ma d’altra parte in una categoria come quella della Best Drama Series in cui continua a comparire Game Of Thrones anno dopo anno, non ci si può aspettare troppo.
Appuntato ciò, la serie basata su un precedente lavoro dello scrittore Michael Crichton ha segnato il proprio pubblico sicuramente in maniera maggiore rispetto a The Crown o ad un semplicistico (raffrontato alla serie HBO) Stranger Things.

Unito a ciò, l’interpretazione di Evan Rachel Wood nelle vesti di Dolores merita un plauso a sé per evidenziare ulteriormente la bravura nel gestire un personaggio a dir poco complesso. Ma d’altra parte è l’intera serie ad esserlo.

Prima di vedere alcune valide motivazioni per recuperare questa serie, vediamo più da vicino in che cosa consiste la trama. La serie è ambientata nel parco omonimo, nel quale i visitatori (guest) si ritrovano ad interagire con IA d’alto livello (host). All’interno del parco sono previste varie quest, come in un qualsiasi gioco di ruolo e proprio come nell’omonimo film del 1973, ai guest è impossibile rimanere feriti in maniera grave (o morire). Tra le varie quest si cela una metaquest, di cui nessuno sembra avere valide spiegazioni al riguardo: The Maze. Sarà proprio la ricerca di questo fantomatico labirinto a dare il via alla storia, racchiusa in dieci puntate. Dieci puntate di grande intensità e coinvolgimento, tanto che seppur superino i cinquanta minuti di durata risulta impossibile annoiarsi durante la visione.

Anthony Hopkins, Robert Ford all’interno della serie.

Molti sono i motivi per cui si dovrebbe recuperare nel più breve tempo possibile, Westworld. Per gli amanti delle IA o per quelli che hanno visto di buon occhio e accattivante la trama di Ex Machina, la serie presenta gli host e la loro evoluzione. Ebbene sì, la loro evoluzione ed il loro approcciarsi con qualcosa che non dovrebbe minimamente sfiorarli: la coscienza.
Per gli amanti di Lost e di The Leftovers la serie presenta molteplici punti in comune dal punto di vista narrativo, dall’uso di soundtrack particolari e anche dalla pregnante filosofia (non spicciola) che permea determinate puntate e scene.
Per gli amanti del distopia la serie rappresenta un masterpiece ed un must watch.
Per gli amanti degli anime -di carattere distopico- farà piacere sapere che è possibile trovare non pochi punti in comune tra la serie animata Ergo Proxy e la trama di Westworld.

Se Black Mirror rappresenta tramite le derive tecnologiche una mera e talvolta semplicistica critica sociale condita con una morale banalotta, Westworld è il fratello maggiore dove la morale non viene presentata ma lasciata agli spettatori durante la visione (l’umanizzazione del carattere di MiB e William è semplicemente geniale in tal senso). Ciò che invece si perfeziona è la storia, la sua complessità ed il cambiamento umano e sintetico che il tempo apporta.

The Maze?

Un plauso speciale va fatto anche ad altri due attori che recitano in questa serie: Jeffrey Wright (Bernard Lowe) e  Anthony Hopkins (Robert Ford). L’intero cast è di alto livello, ma questi due attori in particolare (insieme alle nominate Evan Rachel Wood e Thendie Newton) hanno reso indimenticabili e delle vere e proprie calamite per gli occhi degli spettatori determinate scene.

Non recuperare Westworld equivale ad un vero e proprio oltraggio. Però se si ha voglia, si ha anche tempo: la prossima stagione andrà in onda non prima del 2018.
Cercate quindi di sfruttare questo periodo per rimettervi in pari. Altrimenti ve le meritate davvero serie come Game Of Thrones.

in-a-dream

Jim LaFleur

Esistono storie che non esistono.
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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio.
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