Perché DOTA

Salve gente, qui Lex. Oggi son qui a parlarvi di DOTA 2, uno dei giochi più giocati al mondo negli ultimi anni. Chi segue la mia pagina, Cultura Internet, avrà forse letto il post in cui ho raccontato la storia del gioco, dal principio a Luglio scorso, quando la Valve ha raccolto 11 milioni di dollari come montepremi per il quarto torneo mondiale di DOTA 2. Oggi però non voglio raccontarvi questo. Voglio spiegarvi “Perché DOTA”. “Perché DOTA” in che senso? Nel senso che “Perché accendendo il computer e guardando nella mia lista di giochi di Steam dovrei giocare proprio quello?”

Beh, tanto per cominciare, non dovreste. Perché anche nella migliore delle ipotesi vi aspettano quaranta minuti di partita (più altri cinque per trovarla) in cui dovrete stare attenti praticamente a tutto, prendere decisioni ponderate ma prenderle in fretta, ricordarsi ogni singola possibile variazione dell’attuale meta tenendo in considerazione che qualcuno potrebbe fare comunque le cose così come gli passano per la testa, litigare coi quattro incompetenti che ti trovi in squadra incapaci di parlare in lingue che conosci mentre competi coi cinque pro gamer che hai contro, odiarti per ogni singolo last hit mancato e tanto altro ancora. Questo, vi ricordo, nel migliore dei casi.

Se però anche voi come me siete il genere di persone che trova questo un’attività piacevole, DOTA 2 è il gioco che fa per voi.

Ora, qui vi spiegherò che genere di gioco è. Se avete già giocato a League of Legends (se no o se non sapete cosa sia, saltate questo paragrafo), è praticamente la stessa cosa, ma più difficile. Il mana finisce dopo neanche due mosse. Le torri fanno pochissimo danno e non in proporzione ma sempre quello. Puoi lasthittare i tuoi stessi “minion” per impedire al tuo avversario di prenderli e tirare indietro la lane. Il danno delle abilità non scala con gli oggetti. Tutto è schifosamente OP: esistono cose permanentemente invisibili, gli stun durano anche 5 secondi, esistono cose in grado di bloccare il vostro intero team senza che voi possiate opporvici e cose che evitano tutti i vostri attacchi che vi piacca o meno e capaci di uccidervi da qualsiasi punto della mappa. Se venite da League, DOTA è probabilmente come immaginate possa essere l’Inferno.

Se non venite da League, vi spiegherò ora che genere di gioco è. Avete mai giocato a giochi come Warcraft (Non “World of”, ma uno dei primi tre), la modalità Campagna di Age of Empires o simili? Quelli in cui oltre che ai “soldati normali” avevate anche un “eroe” da controllare? Ecco, DOTA è così, ma hai solo l’eroe. Le “unità minori” funzionano per conto loro, in automatico. Hai una “base”, dove queste unità vengono create, partono lungo tre strane, chiamate “lane”, e vanno verso la “base” nemica, scontrandosi contro medesime truppe dall’altro lato. Si gioca in 5 contro 5, ognuno prima della partita sceglie un suo particolare “eroe” tra i più di 100 che si hanno a disposizione, ciascuno con le sue particolari abilità e caratteristiche. Ce ne sono alcuni che attaccano in mischia, altri a distanza. Alcuni basati sull’uso di particolari abilità che fanno parecchi danni, altri che invece aumentano il danno dei loro attacchi normali. Alcuni invece che supportano i loro alleati curandoli o potenziandoli. Il trucco sta nel trovare quello adatto alla situazione e quello che ti riesce meglio giocare.

Nella tua base hai svariati edifici: la “Fontana”, che cura la salute ed il mana del tuo eroe. Il “Negozio”, locato nella fontana, dove puoi comprare armi ed oggetti utili. Le “Baracche”, due per ognuna delle tre “lane”, dove le unità d’attacco vengono create per poi partire e, se distrutte, potenziano le unità nemiche in quella particolare “lane” e, per finire, l’”Antico”: un grosso edificio che è il cuore della tua base. Quando cade quello, la partita è finita. “DOTA” sta per “Defense of the Ancients”, che sarebbe un po’ lo scopo del gioco: difendere l’Antico della propria squadra e buttar giù quello dell’altra. Poi, le tre “lane”, tre “strade” insomma. Una che taglia in due la mappa, una lungo il lato lungo della tua metà della mappa ed una lungo il lato corto della tua metà della mappa. Descritto così è difficile da immaginare, ma una rapida ricerca su Google immagini dei termini “dota 2 map” vi porterà immagini come questa in cui potete facilmente notare tutti gli oggetti descritti sopra.

Le meccaniche del gioco sono davvero tante, e nel corso di altri post che farò in futuro, le esploreremo insieme un po’ alla volta. Questo, è il gioco in sintesi.

DOTA in fondo è un bel gioco, per la gente a cui piacciono i competitivi multiplayer con un ritmo non troppo frenetico ma che richiedono concentrazione, pianificazione ed attenzione. Le partite durano tanto, e sono capaci di metterti seriamente alla prova. Le combinazioni possibili di eroi, posizioni ed oggetti sono talmente tante che ogni partita è diversa, anche se ne hai giocate migliaia. Non è un gioco pesante, tant’è che io riesco anche a giocarci sul mio netbook (netbook, quelli piccoli che quasi entrano in tasca) di quattro anni fa. Con tutto al minimo, certo, ma ci gira fluidamente. Poi, e questa credo sia una delle ragioni principali del suo successo, è gratis. Al modico prezzo di niente, avete un gioco completo capace di prendervi delle ore, a cui potete giocare da soli o con amici. Insomma: ve lo consiglio.

Direi che vi ho tenuti qui a leggere anche troppo, e quindi per oggi chiudo qui. Come detto prima, probabilmente a questo ne seguiranno altri e quindi restate sintonizzati. Alla prossima!

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