Your name non è un film da vedere (e vi spiego il perché)

[Attenzione: la seguente recensione di Your name contiene spoiler. Se non l’avete ancora visto, recuperatelo!]


Il 2016 è stato per molti versi l’anno di Kimi no Na Wa, meglio noto in Occidente come Your name film di Makoto Shinkai. Il blasonato regista di 5cm/s e Il giardino delle parole ha mietuto successi in tutto il mondo e anche in Italia, dove i diritti del film sono stati acquisiti dall’ormai onnipresente Dynit.La locandina di Your name.

La trama di Your name parte da un cliché non nuovissimo nell’ambito dell’animazione nipponica: lo scambio di corpi tra Taki, un giovane di Tokyo, e Mitsuha, una liceale che vive in un paesino di provincia nelle campagne giapponesi. Dato che questi scambi avvengono sempre durante la notte e terminano quando i due si addormentano, Taki e Mitsuha hanno inizialmente l’impressione che si tratti solo di strani sogni. Col passare del tempo, però, il loro bizzarro comportamento nei panni della loro controparte desta la curiosità di amici e parenti. I ragazzi saranno quindi costretti a venire a patti l’uno con l’altra, comunicando tra di loro mediante un diario improvvisato e organizzando le proprie vite in modo da gestire al meglio gli imprevedibili scambi.

Le cose tuttavia si complicano nel momento in cui Taki si infatua di Mitsuha e decide di incontrarla. Il ragazzo non conosce l’esatta ubicazione della cittadina in cui vive la coetanea, e riesce a trovarla solo grazie ad alcuni riferimenti geografici. Quando finalmente la raggiunge, però, Taki scopre qualcosa di incredibile: la città è stata distrutta dallo schianto di una cometa ben tre anni prima che lui e Mitsuha si “conoscessero”, e la ragazza è nel registro delle vittime del disastro. Taki dovrà trovare un modo per riscrivere il passato, in modo da salvare Mitsuha e poterla incontrare finalmente faccia a faccia.

Taki osserva il cielo notturno mentre la cometa Tiamath si frammenta.

E poi c’è la qualità grafica, ma che ve lo dico a fare?

In Your name, insomma, Shinkai si produce in una trama non proprio originalissima, ma ben gestita e con gustosi colpi di scena che la rendono decisamente godibile, il che spiega ampiamente la fortuna del film. Come classicamente avviene, però, la rete si è spaccata in due: da una parte, i fanboy che lo osannano come un capolavoro insuperabile; dall’altra, i detrattori delusi da una trama a loro dire pretestuosa e piena di incongruenze. Queste ultime si potrebbero racchiudere in una formula tipica del linguaggio medico: “il paziente non è orientato nello spazio e nel tempo”.

Taki, nonostante gli scambi con Mitsuha vadano avanti per molto tempo, non chiede mai dove si trovi la cittadina della ragazza, e nessuno dei due protagonisti fa caso alla data corrente. In realtà, entrambi questi dati sfuggono all’attenzione dei ragazzi per un motivo abbastanza ovvio: è tutto un sogno. Il confine tra reale e onirico è molto vago, in Your name, e come spesso accade i sogni tendono a far sfumare i dettagli. È uno stratagemma non elegantissimo, ma funziona e giustifica efficacemente il gap conoscitivo di Taki e Mitsuha.

Mitsuha in tutta la sua bellezza.

Instawaifu.

E, tra parentesi, se state guardando un film su scambi di corpi e viaggi nel tempo e pretendete la verosimiglianza degli eventi, forse non avete ben chiaro il concetto disospensione dell’incredulità.

Tuttavia, come ho già detto, la trama non è il punto forte di Your name. A prescindere dalla sua coerenza interna (che comunque, in base a quanto esposto, è conservata) infatti, essa ricade in una serie di stereotipi abbastanza conosciuti dell’animazione giapponese. Il vero motivo per cui Your name merita la visione è la profondità dei suoi livelli interpretativi.

Innanzitutto, proviamo a interpretare Your name sul piano allegorico. Mitsuha e Taki, all’inizio della storia, si svegliano in un corpo diverso da quello che avevano lasciato durante la notte. Un corpo che appartiene a qualcun altro e che li mette in imbarazzo. Pubertà, anybody?

Taki nel corpo di Mitsuha si palpa le tette. Ovvio, no?

Finalmente un po’ di realismo.

Visto in questi termini, Your name si propone dunque come una brillante metafora della crescita, rinforzata dal fatto che entrambi i suoi protagonisti sono in un periodo delicato della loro vita, quello in cui si pongono le basi per il futuro.

E non finisce qui.

A ben pensarci, le vicende di Your name avrebbero potuto benissimo finire con l’indifferenza di Taki all’interruzione dei contatti con Mitsuha. È il suo muoversi alla ricerca della ragazza a fungere da vero motore dell’azione. Shinkai, in definitiva, lancia un messaggio magari non rivoluzionario, ma sicuramente positivo: smetti di vivere nei tuoi sogni, e lotta per realizzarli.

Taki si sveglia nel proprio corpo con un messaggio di Mitsuha scritto sul braccio.

“Send nudes.”

Insomma, pur non essendo un capolavoro assoluto Your name spicca nel panorama dell’animazione sia a livello tecnico che contenutistico. Questa storia d’amore metafisica, sviluppata attraverso un contatto che trascende lo spazio e il tempo, non merita di essere vista. Perchè in fondo è Your name, film che merita di essere sentito con tutto il cuore.

Comunque sì, il titolo è un clickbait.

Based-sama

Vent'anni e ancora guarda i cartoni animati. Ha una D nel nome, ma non la sbatta di imparare a usare l'haki. Un villain nato, spreme sempre il tubetto del dentifricio dalla parte di mezzo.
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A proposito di Based-sama

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